Prossimo sportello: venerdì 12 novembre 2021, dalle ore 15 alle 18. Prenotati allo 039 8943448
mercoledì 28 ottobre 2015
I servizi telefonici premium e le pratiche commerciali scorrette
I servizi telefonici premium sono rappresentati dalla mera
fornitura di contenuti sul proprio smartphone (quali immagini, video,
servizi Sms, Chat ecc...), che vengono addebitati direttamente sul
conto telefonico della sim prepagata o in bolletta nel caso di
abbonamento. La loro attivazione avviene comunemente navigando su
internet in mobilità e spesso in modo inconsapevole, come appurato
dall'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato
nell'istruttoria avviata a giugno 2014 nei confronti dei principali
operatori di telefonia mobile attivi nel nostro Paese: Tim; Vodafone;
Wind e H3G. Indagine partita dalle segnalazioni di alcune
associazioni di consumatori e degli stessi utenti/clienti delle
società telefoniche vittime di addebiti ingiustificati. La pratica
commerciale che si configura prevede la partecipazione di tre
soggetti: l'operatore telefonico; il produttore di contenuti e
l'ignaro consumatore. Sono le azioni e le preferenze di navigazione
di quest'ultimo che innescano l'operazione: egli infatti può essere
“guidato” verso siti internet su cui sono pubblicizzati, sotto
forma di banner, contenuti accattivanti spesso caratterizzati
dall'allettante sfondo erotico e l'utente più o meno consapevolmente
(è sufficiente un semplice click: basterà sfiorare l'annuncio)
potrà trovarsi abbonato a quel tal servizio. A quel punto l'azienda
telefonica, su richiesta del fornitore di contenuti, addebiterà i
costi del servizio direttamente sul conto telefonico del malcapitato,
che solo allora si accorgerà del suo nuovo status di
abbonato. Tale attività è stata ritenuta scorretta dall'Autorità
Garante della Concorrenza e del Mercato che l'ha sanzionata mediante
la sua delibera n.25265 del 13 gennaio 2015, imponendo agli operatori
telefonici di sanare la scorrettezza di questa pratica commerciale
predisponendo una propria landing page (una
cosiddetta pagina di atterraggio) visualizzabile dal consumatore ogni
qualvolta egli stia per sottoscrivere un servizio premium,
su cui si rendano trasparenti tutte le operazioni che stanno
per compiersi ed i relativi costi connessi, in modo da tutelare
l'utente. Tale provvedimento è stato però disatteso da tre dei
quattro colossi telefonici coinvolti nell'istruttoria (solo H3G
secondo l'Agcm avrebbe ottemperato al provvedimento dal I ottobre
2015) e sono stati tutti sanzionati il 14 ottobre scorso al
pagamento di una somma complessiva di 733 mila euro così suddivisa:
538 mila a Tim; 350 mila a Wind; 400 mila a Vodafone e 400 mila a
H3G. Perciò mio caro lettore consumatore se anche tu sei rimasto
vittima di questa pratica commerciale scorretta non esitare:
contattaci e ti forniremo tutta l'assistenza necessaria per
recuperare il maltolto.
mercoledì 21 ottobre 2015
I fondi pensione e la Covip
Le riforme del sistema pensionistico pubblico, succedutesi nel
corso di tutti questi anni: dalla famosa riforma Dini (degli anni
'90) alla più attuale legge Fornero, hanno sostanzialmente
determinato un aumento dell'età pensionabile ed una diminuzione
dell'assegno percepito dai neo pensionati. Il passaggio dal sistema
retributivo a quello contributivo ha spinto molti lavoratori a
pianificare una rendita aggiuntiva per il futuro, da riscuotere
raggiunta l'età di ritiro dal mercato del lavoro: il cosiddetto
secondo pilastro: la previdenza complementare. Il quadro normativo di
riferimento è delineato dal D.L.vo 252/2005 e prevede diverse
tipologie di forme pensionistiche complementari. In linea generale il
meccanismo di funzionamento dei fondi è il seguente: il contributo
del lavoratore, sommato a quello del datore di lavoro (in caso di
lavoratore dipendente) e al rendimento dell'investimento sui mercati
finanziari (al netto dei costi di gestione), formeranno la posizione
individuale, che trasformata in rendita al momento del pensionamento
costituirà la pensione complementare. Esistono i Fondi Pensione
Negoziali che sono istituiti dai sindacati dei lavoratori e dalle
associazioni dei datori di lavoro nell'ambito della contrattazione
nazionale (ad esempio il fondo Cometa dei metalmeccanici appartiene a
questa categoria); i Fondi Pensione Aperti che sono invece istituiti
da Banche, assicurazioni, Società di Gestione del Risparmio (SGR) ed
intermediazione mobiliare (SIM) e poi ci sono i cosiddetti PIP: i
piani individuali pensionistici di tipo assicurativo gestiti dalle
imprese assicurative. La scelta tra le diverse categorie di fondi
pensione sarà guidata dalla posizione lavorativa dell'aderente
(lavoratore dipendente, autonomo o con contratti atipici) ed
all'interno di ciascuna di esse la scelta dello strumento potrebbe
essere condotta anche dal valore dell'indice dei costi di ciascun
Fondo, sintetizzato nell'ISC (l'indice sintetico dei costi). A
vigilare su tutto il sistema pensionistico complementare, fondato su
un insieme di regole volte alla tutela del risparmio pensionistico, c'è la Covip (la Commissione di Vigilanza sui Fondi Pensione) che è
una vera e propria Autorità di settore. Per approfondire l'argomento
vi rimando all'utile guida introduttiva da cui ho preso spunto per
questo post e a tutta l'area divulgativa del sito Covip.
mercoledì 7 ottobre 2015
Alzheimer e ricoveri in RSA
Il 21 settembre è la giornata
mondiale per la lotta all'Alzheimer, una malattia degenerativa che
colpisce le cellule cerebrali inducendo nel malato uno stato di
demenza. Non esistono ancora farmaci in grado di debellare la
malattia, che può essere al momento solo rallentata. In Italia sono
più di un milione e duecentomila le persone con demenze e nella
nostra provincia (quella di Monza e Brianza) se ne contano 7.298 over
65enni, di cui circa 5.000 affetti da Alzheimer. Nella maggioranza
dei casi i malati sono difficilmente accudibili a domicilio dal
proprio nucleo familiare perché richiedono una costante e permanente
assistenza e cura, così, spesso, si decide per il ricovero in
apposite strutture attrezzate: le Residenze Sanitarie Assistenziali
(RSA).
Le strutture socio-sanitarie, nel
nostro Paese, sono 6.526 di cui il 77% risultano private accreditate
ed il restante 23% pubbliche. Tra esse si annoverano sia quelle
sanitarie-assistenziali, in cui si erogano anche prestazioni
sanitarie, che quelle puramente assistenziali in cui trovano invece
ricovero anziani autosufficienti bisognosi solo di socialità. Nelle
prime (quelle socio-sanitarie) le prestazioni mediche sono a carico
del Sistema Sanitario Nazionale, mentre il malato paga solo il costo
della quota di soggiorno per vitto e alloggio: la cosiddetta quota
alberghiera. Tale quota parte potrà essere corrisposta, dipende dai
casi, dal Comune di residenza sottoforma di contributo, proporzionato
all'Isee del ricoverato, il cui metodo di calcolo è stato
recentemente modificato.
Il costo della retta giornaliera del
ricovero in RSA deve essere a carico esclusivamente del ricoverato,
sostiene l'avvocato Giovanni Franchi di Confconsumatori Parma, le
strutture non possono rivalersi sugli obbligati per legge (ovvero i
parenti fino al quarto grado) nel caso d'indigenza del malato stesso, ma
nella maggior parte dei casi ai familiari viene fatta
sottoscrivere una “promessa di pagamento” che avrà efficacia in
caso le sostanze dell'assistito diventassero insufficienti. Questo in
linea generale per tutti i ricoveri, ma c'è di più: secondo
l'avvocato Franchi; infatti i malati di Alzheimer ed i loro parenti
non dovrebbero versare alcuna retta alle RSA, lo stabilisce una
sentenza della Corte di Cassazione (la n. 4.558 del 2012), che ha
ribadito come nel caso dell'Alzheimer le prestazioni
socio-assistenziali siano inscindibili da quelle sanitarie e perciò
tutto il costo del ricovero dovrebbe essere erogato dal Sistema
Sanitario Nazionale.
Per affermare questo principio tuttavia
è necessario agire giudizialmente contro la RSA e la nostra
associazione può assistervi nell'impresa, chissà che l'eco di
questa battaglia possa arrivare nei palazzi degli organi legislativi
ed indurli così a modificare le norme sulla materia.
mercoledì 30 settembre 2015
Lo scandalo Volkswagen, origine e conseguenze
La casa automobilistica tedesca, nata dall'intuizione di un
meccanico Cecoslovacco: Ferdinand Porsche a cui negli anni trenta
Adolf Hitler commissionò l'auto del popolo: il celebre maggiolino, è
ora al centro di uno scandalo esploso sul mercato dell'automotive
Statunitense. Materia del contendere sono le emissioni di scarico dei
motori TDI (turbo diesel) con cui sarebbero equipaggiati i diversi
modelli di auto commercializzati con i vari marchi del gruppo (che è
il primo produttore mondiale di autoveicoli seguito da Toyota). In
particolare i 1.6 e 2.0 cc TDI di Golf, Passat, Tiguan, Skoda Yeti e
Octavia, Audi Q3 e Seat Leon, rispettosi della direttiva Euro5
(venduti anche in Italia), sarebbero invece dotati di un software
agente sulle centraline di comando dei propulsori in grado di falsare
i risultati delle loro emissioni inquinanti in sede di omologazione.
All'origine della scoperta c'è un'Organizzazione non Governativa
(OnG) la International Council on Clean Trasportation (ICCT) dedicata
a promuovere studi e ricerche sullo sviluppo di tecnologie pulite
applicabili ai mezzi di trasporto. Uno dei suoi ricercatori: Peter
Mock, convinto di mostrare come i modelli VolksWagen prodotti per il
mercato Americano fossero meno inquinanti di quelli diffusi sul
mercato Europeo ( i limiti di emissione degli ossidi di Azoto
tollerati negli States sono più rigidi di quelli fissati nella Ue),
ha testato due modelli VW: una passat e una jetta e una BMW X5
percorrendo la distanza che separa San Diego da Seattle (oltre 2000
Km) in diverse condizioni di guida e ha scoperto che le emissioni di
NOx (ossidi di azoto) superavano di 15-30 volte i limiti dichiarati
mentre la BMW restava nei parametri. I risultati della ricerca sono
stati poi trasmessi all'Us Enviromental Protection Agency (Epa) che
ha indagato sulla faccenda e costretto il colosso Tedesco a svelare
il trucco. È così iniziata una campagna di richiamo dei veicoli
incriminati da parte della casa automobilistica e una sospensione
delle vendite delle autovetture Euro5 dotate di motore diesel tipo EA
189 comunicata ai concessionari Italiani con una lettera pubblicata
anche dai maggiori organi di stampa. Vedremo nei fatti come sarà
risolta l'anomalia e già si annunciano più realistiche prove
tecniche di omologazione da adottare nel 2017.
mercoledì 23 settembre 2015
Banca Monte Paschi di Siena (BMPS), richiesta di risarcimento danni per gli azionisti
Il Monte dei Paschi di Siena è la più
antica banca del mondo, nata nel 1472 come Monte di Pietà attivo tra
la comunità Senese, si è sviluppata ed evoluta nei secoli fino ad
occupare oggi il terzo posto nella classifica dei più importanti
Istituti di credito operanti nel nostro Paese: preceduta da Unicredit
e Intesa Sanpaolo. Le vicende del Banco sono passate agli onori delle
cronache nei primi mesi del 2012, quando l'assemblea degli azionisti
certificava un bilancio 2011 in forte perdita: il documento
registrava un passivo di 8,4 miliardi di euro. Il valore dell'azione
della banca precipitava al prezzo di 5,378 € registrato il 17
gennaio 2012, da valori di più di un terzo superiori (si pensi che
a gennaio 2011, solo un anno prima, il suo valore era 18,72 €),
determinando tragiche svalutazioni nel patrimonio degli azionisti.
Spregiudicate operazioni finanziarie, oggetto d'indagini delle
Procure della Repubblica di Siena e Milano, considerate ad alto
rischio: dall'acquisizione Antonveneta ai derivati Santorini ed
Alexandria, ideate ed attuate dal Consiglio di amministrazione della
Banca e dal suo presidente Giuseppe Mussari, ora imputato in almeno
due processi penali rimasto in carica dal 2006 e sostituito da
Alessandro Profumo nel 2012, hanno determinato il crollo
dell'Istituto Toscano. La diminuzione del prezzo dell'azione bancaria
è proseguita inesorabile, salvo due picchi sporadici che l'hanno
portato a superare la soglia psicologica di 10 € in due sole
occasioni successive: marzo 2012 e giugno 2014 (dati Borsa Italiana),
ma nella chiusura di mercato della scorsa settimana: quella di
venerdì 18 settembre, il titolo ha raggiunto il valore minimo
assoluto di 1,673 €/azione.
Il Tribunale di Milano Sezione Giudice
per le indagini preliminari ha accolto la richiesta di rinvio a
Giudizio presentata il 24 aprile 2015 dai Pubblici Ministeri Giordano
Baggio e Stefano Civardi, al Giudice per l'udienza preliminare (Gup)
Livio Cristofano che ha fissato la prima udienza per il prossimo 12
ottobre alle ore 9,30 nell'aula del Palazzo di Giustizia Meneghino
[avviso di fissazione]. Gli imputati Giuseppe Mussari nel suo ruolo
di presidente della banca Monte dei Paschi di Siena, Antonio Vigni in
quello di direttore Generale e Baldassarri Gianluca come Responsabile
Area Finanza del Monte, oltre a Sayeed Sadeq Ceo di Nomura e Picci
Raffaele responsabile vendite per l'Europa sempre di Nomura (Banca
d'affari Giapponese), sono accusati di aver violato l'articolo 2622
del Codice Civile, ovvero di avere comunicato ai soci fatti non
rispondenti al vero sulla situazione economica, patrimoniale e
finanziaria della società, violazione punibile con la reclusione da
tre a otto anni, e di aver commesso il fatto in associazione e in un
contesto internazionale. In estrema sintesi i soggetti avrebbero
falsificato il bilancio societario 2009 occultando le perdite
derivate dalle cosiddette notes Alexandria, facendo apparire un
avanzo di gestione di circa 150 milioni di euro nella presentazione
del documento all'assemblea dei soci il 27 aprile 2010.
Il Giudice ha riconosciuto tra le
persone offese dal reato gli Azionisti della Banca oltre ad alcune
associazioni di consumatori e di piccoli azionisti come BuongovernoMps.
Il ruolo di questa figura assunta nel processo, consente ad essa di
costituirsi parte civile e di intraprendere una vera e propria azione
risarcitoria volta al riconoscimento ed al conseguente risarcimento
del danno che essa denuncerà di aver subito.
Tutto questo per informarvi, miei cari lettori azionisti del Monte Paschi di Siena, che la nostra associazione Nazionale e questa Federazione Provinciale hanno avviato una campagna di adesione alla costituzione di Parte civile nel processo di Milano, per informazioni su procedura e costi contattateci allo 039 8943448, al 333 9511555 o via e-mail ConfconsumatoriMonza entro il 2 ottobre.
mercoledì 16 settembre 2015
L'indicatore dei consumi di Confcommercio
Il 9 settembre ultimo scorso l'Ufficio studi di Confcommercio,
l'associazione che rappresenta più di 700 mila imprese Italiane, ha
diffuso la periodica pubblicazione “Consumi & Prezzi”. I dati
in essa contenuti hanno avuto molta risonanza sulla stampa Nazionale,
perché certificano il consolidarsi della ripresa economica, che
appare sì debole ma meno fragile del quadro congiunturale
delineatosi nell'ultimo periodo. In particolare l'indice di
riferimento è l'ICC (indicatore dei consumi di Confcommercio), un
parametro originale elaborato direttamente dall'Ufficio Studi
dell'associazione, che ha registrato un incremento dello 0,4% sul
mese precedente (giugno 2015) e il 2,1% sulla proiezione annua. Detti
così questi dati potrebbero essere difficilmente decifrabili e
traducibili in termini reali e concreti per la maggior parte di noi,
forse il solo fatto di essere positivi potrebbero indurci ad un
generale ed immotivato sentimento di fiducia. Per questa ragione ho
cercato di capire quale sia il significato dello sbandierato indice e
quali elementi esso consideri. Le risposte a tal proposito le ho
trovate nella Nota metodologica del 25 marzo 2011 e da lì ho
scoperto che l'ICC registra i consumi di 8 categorie di Beni e
Servizi, ciascuna delle quali assume un certo peso nel calcolo
dell'indicatore. Per esempio i beni e servizi ricreativi (cinema
sport, libri, riviste spettacoli ecc..) hanno un peso dell'11,6%,
all'interno dell'indice, mentre i beni e servizi per la casa, gli
alimentari e i tabacchi pesano il 18,3 e il 18,8% rispettivamente;
alberghi, pasti e consumazioni fuori casa incidono per il 17%, i beni
e servizi per la mobilità (automobili, motocicli, carburanti,
pedaggi e trasporti aerei) pesano il 12,4% ed il restante 21% è
equamente suddiviso tra comunicazione, abbigliamento e calzature, e
beni e servizi per la cura della persona. I consumi di beni e servizi
classificati in queste 8 categorie, sono reperiti mensilmente dalle
varie fonti che li monitorano: per esempio l'Anmca fornisce i dati
mensili delle immatricolazioni di motocicli e ciclomotori;
dall'Aiscat sono tratti i dati sui pedaggi e dal Ministero dello
sviluppo Economico quello sui carburati e così via per le altre
classi. Schematicamente il calcolo dell'ICC inizia dai dati grezzi
delle varie fonti, elaborati per omogeneizzare il valore e depurati
da deflatori, infine destagionalizzati. Naturalmente quella appena
descritta è solo un'introduzione all'argomento e vuole essere uno
stimolo all'approfondimento.
mercoledì 9 settembre 2015
Mutui, evoluzione normativa della surrogazione
L'introduzione nel nostro ordinamento
dello strumento della portabilità del mutuo o surrogazione, si deve
al celeberrimo decreto legge: il numero 7, emanato dal II governo
Prodi il 31 gennaio 2007, quando il posto di Ministro dello Sviluppo
Economico era occupato dal tanto bistrattato Pier Luigi Bersani. Il
provvedimento governativo venne convertito dal Parlamento nella legge
40 (c.d Legge Bersani) ed emanata il 2 aprile 2007. Essa contiene i
semi delle liberalizzazioni (le lenzuolate) che sarebbero forse
germogliati se il percorso di quel governo non fosse deragliato già
all'inizio del 2008. Semi piantati in terreni di mercato cruciali
allo sviluppo economico e alla tutela dei consumatori: dalle
telecomunicazioni alle assicurazioni passando per le tariffe aeree
arrivando alla pubblicità dei prezzi dei carburanti; all'estinzione
dei mutui senza penali e alla portabilità degli stessi.
La portabilità del mutuo: la
surrogazione, era disciplinata dall'articolo 8, che nel decreto
originale (in vigore dal 2 febbraio al 2 aprile 2007) si componeva di
soli 4 commi. Nel primo si concedeva la facoltà al debitore di
ricorrere alla surrogazione (prevista dall'articolo 1202 del Codice
Civile - ovvero la possibilità per un debitore di subentrare ad un
mutuante nei diritti del creditore anche senza il consenso di
quest'ultimo) nel caso di credito non esigibile o con la pattuizione di
un termine a favore del creditore. Nel secondo comma l'annotamento
della surrogazione poteva essere chiesto al conservatore senza
formalità, allegando copia autentica dell'atto di surrogazione
stipulato per atto pubblico o scrittura privata. Il terzo prevedeva
la nullità di ogni clausola e/o patto che impedisse l'esercizio
della facoltà di surrogazione del debitore ed infine nel quarto si
mantenevano i benefici fiscali previsti per l'acquisto della prima
casa.
Il primo aggiornamento/modifica
all'articolo si ebbe già con la conversione in legge, a cui vennero aggiunti i commi 4 bis, ter e quater che
escludono (tuttora in vigore) l'applicazione dell'imposta sostitutiva e dispongono il
finanziamento per tale esclusione.
In seguito la legge finanziaria 2008
(la legge 244/2007) ha modificato il comma 3 introducendo la
possibilità del debitore e del creditore di pattuire la variazione
senza spese, delle condizioni del contratto di mutuo in essere, mediante scrittura privata anche non autenticata; ed ha aggiunto il
comma 3 bis in cui si prevede che il contratto di mutuo in
essere venga trasferito alla banca surrogante (subentrante) alle
nuove condizioni pattuite, con l'esclusione di penali o altri oneri,
inoltre non possono essere imposte al cliente spese o commissioni per
la concessione del nuovo mutuo relative all'istruttoria e agli
accertamenti catastali, che si svolgono con procedure di
collaborazione interbancaria.
Il recepimento della direttiva Europea
2008/48 relativa ai contratti di credito ai consumatori, ha
introdotto e traslato nel decreto Legislativo 385/1993 (il Testo
Unico Bancario: TUB) i dettami della Legge 40; infatti adesso quelle
disposizioni si trovano nel Titolo VI del Tub all'articolo 120 quater, che in più al comma 7 prevede il termine di trenta giorni entro
cui si deve perfezionare la surrogazione dalla data della richiesta,
pena un indennizzo del'1% dell'importo finanziabile per mese o
frazione di mese di ritardo a favore del debitore-richiedente.
Grandi cambiamenti (peggiorativi
secondo molti analisti) si affacciano all'orizzonte dei primi mesi
del 2016, quando l'applicazione della direttiva 2014/17 Mortgage
Credit Directive potrebbe minacciare la re-introduzione di un
indennizzo (penale) a favore delle banche per l'estinzione anticipata
del mutuo.
Questa è solo un'introduzione all'argomento che sarà
approfondito nelle prossime “puntate” considerato l'alto tasso
(il 64,4% del totale -manca però il dato assoluto- nel I semestre
2015 dati MutuiOnline) di richieste di mutuo finalizzate alla
sostituzione e surroga del contratto in essere, complice il
persistente calo dei tassi d'interesse.
mercoledì 2 settembre 2015
L'imposta di soggiorno: suo gettito
Miei cari affezionati lettori, l'inizio
del mese di settembre sancisce la fine ufficiale delle vacanze
estive, la riapertura delle scuole ed il ritorno dell'articolo del
mercoledì, pubblicato su questo pioneristico blog. L'ambizioso
argomento che qui vorrei trattare (facilmente intuibile dal titolo)
riguarda l'imposta o tassa di soggiorno che abbiamo pagato durante la
nostra permanenza nell'amena località turistica nazionale scelta per
trascorrere le ferie. La necessaria premessa nozionistica prevede una
breve cronistoria sulla nascita ed applicazione del balzello.
Dobbiamo riportarci con la mente al lontano (?) 2009 quando il
Parlamento di allora (era l'inizio del mese di maggio), approvava la
legge numero 42 di Delega al Governo in materia di Federalismo
Fiscale in attuazione dell'articolo 119 della Costituzione. In
estrema sintesi la finalità del provvedimento, da attuare con uno o
più decreti Legislativi di origine Governativa, era ed è quella di
assicurare l'autonomia finanziaria di Comuni, province, città
metropolitane e Regioni, attraverso la definizione di principi
fondamentali di coordinamento con la finanza pubblica. L'imposta di
soggiorno è istituita con l'articolo 4 del Decreto Legislativo
numero 23 del 14 marzo 2011, e prevede la possibilità per i comuni
capoluogo di provincia, l'unione di comuni ed i comuni inclusi negli
elenchi regionali delle località turistiche o città d'arte; di
istituire, con deliberazione del consiglio, un'imposta di soggiorno
per coloro che alloggiano nelle strutture ricettive situate sul
proprio territorio, da applicare secondo criteri di gradualità ed in
proporzione al prezzo fino ad un massimo di 5 euro per notte di
soggiorno. Il gettito ricavato sarà destinato a finanziare
interventi in materia di turismo. Un utile approfondimento
sull'argomento è rappresentato dal Rapporto di ricerca annuale
dell'Osservatorio sulla fiscalità locale promosso da Federalberghi
(al quale vi rimando per tutti i dettagli del caso), che si dichiara
fermamente contraria all'imposizione della tassa. Dalla pubblicazione
emerge che sono 735 i comuni che applicano l'imposta di soggiorno o
sbarco (per le Isole) il 9,1% del totale, mentre potenzialmente
potrebbero introdurla il 17,7%, si evidenzia inoltre che la maggior
parte di essi si trova nel nord-est del Paese. Il gettito complessivo
derivato dalla riscossione della tassa è stato di 337,3 milioni di
euro nel 2014 e secondo i bilanci di previsione approvati dagli enti
locali per il 2015 si dovrebbero raccogliere 428 milioni di euro.
Infine la destinazione degli introiti riscossi: finanzia genericamente
attività culturali ambientali che possono tuttavia indirettamente implementare la promozione turistica del territorio.
mercoledì 29 luglio 2015
I pacchetti turistici e il danno da vacanza rovinata
Il mese di agosto è alle porte, il caldo estivo ha fatto la sua prorompente comparsa accompagnato dalle più alte temperature del secolo e noi tutti ci stiamo preparando all'imminente ed agognato e perché no meritato periodo di ferie. Quale occasione migliore per ripassare insieme le regole che disciplinano i contratti di acquisto dei pacchetti turistici: quella combinazione (da chiunque ed in qualunque modo realizzata) di almeno due dei seguenti elementi: il trasporto; l'alloggio ed i servizi turistici accessori, contenute nel D.L.vo 79/2011 (il cosiddetto Codice del Turismo). Iniziamo dal contratto di vendita che deve essere redatto in forma scritta con termini chiari e precisi e copia di esso, sottoscritta anche dal venditore, deve essere rilasciata al turista. L'atto deve contenere tutta una serie di elementi doviziosamente elencati nell'art.36 dell'allegato 1 al testo normativo. Semplificando, il contratto d'acquisto del pacchetto turistico deve contenere: destinazione; durata; data di inizio e conclusione del soggiorno; prezzo del pacchetto turistico; itinerario, visite ed escursioni, categoria turistica ubicazione e livello dell'albergo, il nome del vettore che effettuerà il trasporto aereo ed il termine entro il quale il turista deve presentare reclamo per inesatta esecuzione del contratto o suo inadempimento. Un ruolo importante è dedicato all'informazione del turista, comunicata direttamente dall'intermediario od organizzatore del viaggio e riferita per esempio al recapito telefonico di eventuali rappresentanti locali dell'organizzatore contattabili in situazioni di difficoltà. In caso di mancato o inesatto adempimento alle obbligazioni assunte dall'organizzatore e venditore del pacchetto turistico, essi saranno tenuti al risarcimento del danno cagionato al consumatore/turista. La contestazione per ogni mancata esecuzione degli impegni contrattuali assunti, potrà essere immediatamente rivolta all'eventuale rappresentante locale che dovrà così porvi subito rimedio, oppure presentata direttamente all'organizzatore od intermediario venditore del pacchetto entro 10 giorni lavorativi dalla data di ritorno nel luogo di partenza. Dall'inadempimento o dalla mancata esecuzione delle prestazioni pattuite contrattualmente, potranno scaturire danni alla persona o diversi da quelli diretti alla persona che dovranno essere risarciti dal prestatore di servizi secondo le convenzioni internazionali. Il danno da vacanza rovinata (una specifica fattispecie) sarà correlato al tempo di vacanza inutilmente trascorso ed all'irripetibilità dell'occasione perduta che si fossero determinati nel caso dell'inesatto adempimento alle clausole ed alle condizioni contrattuali.
Con l'occasione infine, miei cari lettori, vi auguro buone vacanze.
Le pubblicazioni riprenderanno a settembre.
Con l'occasione infine, miei cari lettori, vi auguro buone vacanze.
Le pubblicazioni riprenderanno a settembre.
mercoledì 22 luglio 2015
L'export agroalimentare e l'Italian Sounding
L'agroalimentare è il primo comparto del settore manifatturiero, con 58 mila imprese, 385 mila addetti diretti ed un fatturato di 132 miliardi di euro registrato nel 2014. Le nostre eccellenze alimentari: dai formaggi al vino; dalla pasta all'olio passando per la produzione ortofrutticola ed i suoi prodotti trasformati, sono tutelate dai marchi DOP, IGP, STG, DOC e DOCG, disciplinati da un apposito regolamento Europeo, che le protegge dalla devastante piaga della falsificazione e contraffazione. L'italia è il primo paese al mondo con il più alto numero di denominazioni riconosciute sia nel cibo che nel vino e questo è indice dell'alto livello che raggiunge la nostra produzione alimentare. La quota di export nazionale del settore a livello mondiale è pari al 3,1%, dietro a giganti di ben altro calibro quali la Cina con 4,6 % e gli Stati Uniti che da soli coprono il 10,3% dell'export globale. I paesi in cui esportiamo maggiormente sono la Germania (alimenti per 3,2 mld di €), Regno Unito e Stati Uniti (2,1 mld € per entrambi), Francia (2 mld €), Canada (475,9 mln€), Russia (419,6 mln €) e Cina (225,5 mln €) [fonte SACE].
La nostra favolosa cultura del buon cibo ha risonanza in tutte le parti del globo, tanto che i nostri prodotti sono tra i più imitati al mondo e destinati alla fascia di estimatori più raffinati. In occasione dell'assemblea nazionale di Coldiretti (la prima associazione Nazionale di imprenditori agricoli) ad Expo, è stato pubblicato uno studio elaborato dall'ente, in cui si evidenzia che un quarto dei Paesi rappresentati all'esposizione Universale di Milano, commercializza prodotti che richiamano nei marchi (e solo in quelli perché la qualità è totalmente inconfrontabile con quella degli originali), le nostre produzioni più famose, confondendo i meno avvezzi tra i consumatori stranieri. Dal Parmesan Russo al Caffè Mafiozzo Bulgaro, passando per i Tortelloni con polenta Austriaci e gli Chapagetti Coreani, senza dimenticare il Barbera ed il Chianti Bianco venduti in Romania e Svezia rispettivamente e la squisita Zottarella Tedesca, sfregiano il vero Made in Italy che Roberto Moncalvo (presidente dell'associazione) quantifica in 60 mld € il fatturato derivante da falsificazione e contraffazione dei veri prodotti Made in Italy. Secondo Paolo De Castro (Commissione Agricoltura e sviluppo rurale Parlamento Europeo) l'unica strada da percorrere per ottenere garanzie sul rispetto dei veri marchi e prodotti Italiani al di fuori dell'Unione è quella dei negoziati commerciali con i singoli Paesi.
Nel frattempo, miei cari lettori, non fatevi tentare: il Gorgonzillo non è un'esotica varietà di Gorgonzola.
La nostra favolosa cultura del buon cibo ha risonanza in tutte le parti del globo, tanto che i nostri prodotti sono tra i più imitati al mondo e destinati alla fascia di estimatori più raffinati. In occasione dell'assemblea nazionale di Coldiretti (la prima associazione Nazionale di imprenditori agricoli) ad Expo, è stato pubblicato uno studio elaborato dall'ente, in cui si evidenzia che un quarto dei Paesi rappresentati all'esposizione Universale di Milano, commercializza prodotti che richiamano nei marchi (e solo in quelli perché la qualità è totalmente inconfrontabile con quella degli originali), le nostre produzioni più famose, confondendo i meno avvezzi tra i consumatori stranieri. Dal Parmesan Russo al Caffè Mafiozzo Bulgaro, passando per i Tortelloni con polenta Austriaci e gli Chapagetti Coreani, senza dimenticare il Barbera ed il Chianti Bianco venduti in Romania e Svezia rispettivamente e la squisita Zottarella Tedesca, sfregiano il vero Made in Italy che Roberto Moncalvo (presidente dell'associazione) quantifica in 60 mld € il fatturato derivante da falsificazione e contraffazione dei veri prodotti Made in Italy. Secondo Paolo De Castro (Commissione Agricoltura e sviluppo rurale Parlamento Europeo) l'unica strada da percorrere per ottenere garanzie sul rispetto dei veri marchi e prodotti Italiani al di fuori dell'Unione è quella dei negoziati commerciali con i singoli Paesi.
Nel frattempo, miei cari lettori, non fatevi tentare: il Gorgonzillo non è un'esotica varietà di Gorgonzola.
mercoledì 15 luglio 2015
Mutui: tassi Euribor; Irs e BCE
Il mutuo, come tutti noi sappiamo, è il prestito della vita. È
il finanziamento cardine per ogni nucleo familiare che viene
generalmente avviato per l'acquisto della prima casa e che
rappresenta il punto di partenza per la costruzione di una nuova
cellula sociale. Ha una durata variabile tra un minimo di 5 anni ed
un massimo che in alcuni casi può raggiungere anche i 40, i valori
medi tuttavia si aggirano intorno ai vent'anni. Il piano di
ammortamento, ovvero la modalità con cui verranno rimborsate e
calcolate le rate a restituzione del prestito, si suddivide in due
principali categorie: a tasso fisso e variabile. Il primo utilizza
nel calcolo l'Eurirs detto anche Irs (è un tasso interbancario
calcolato e pubblicato dalla Federazione Bancaria Europea), il cui
valore di confronto è frequentemente l'Irs 20 (ovvero il tasso
impiegato nei mutui con durata ventennale), che ha raggiunto il
valore minimo storico il 27 aprile 2015 registrando il tasso di 0,78%
e che ora è in rapida ascesa essendosi già attestato a 1,76% nella
rilevazione di lunedì 13 luglio 2015. Si ricordi, per un rapido
raffronto, che tra la fine del 2007 e l'intero 2008, in piena crisi
dei tassi d'interesse scoppiata con il fallimento della banca Lehman
Brothers e culminata con la totale sfiducia interbancaria, i valori
di questo parametro restarono intorno al 5%, con il conseguente e
facilmente intuibile aggravio dei costi per le famiglie che
decidevano allora di affacciarsi sul mercato del credito. Il tasso
variabile è invece rappresentato dall'Euribor (determinato e
pubblicato giornalmente dalla solita FBE) che viene calcolato su base
mensile, trimestrale o semestrale. È questo (quello ad un mese) che
registra attualmente le migliori sorprese per i consumatori: è dalla
fine di agosto 2012 che si mantiene su valori prossimi allo zero ed è
sceso in territorio negativo alla metà di aprile 2015, accompagnato
dai positivi risvolti incassati dai consumatori attivi in questo
segmento del mercato creditizio. Il tasso BCE è quello fissato dalla
Banca Centrale Europea negli incontri periodici del board
guidato da Mario Draghi ed è una forma di mutuo a tasso variabile
con un maggiore grado di stabilità periodica dell'indice di
riferimento, attualmente il suo valore ricalca molto fedelmente
quello dell'Euribor: si trova anch'esso su valori nulli. Alcuni
osservatori prevedono che un tale andamento dei tassi d'interesse sarà mantenuto fino al
2020. La surroga, la possibilità di cambiare tipologia di mutuo (da
fisso a variabile e viceversa), insieme alla rinegoziazione saranno
oggetto di un prossimo post. Per tutte le informazioni specifiche su
ogni singolo caso e per ottenere una consulenza personalizzata, è
necessario fissare l'appuntamento durante lo sportello settimanale,
prenotati allo 039 8943448.
mercoledì 8 luglio 2015
Saldi estivi: i soliti accorgimenti per i consumatori
Sabato 4 luglio sono iniziati i saldi
estivi: il periodo di 60 giorni utile per fare acquisti scontati.
Quest'anno, secondo il settore studi di Confccommercio, le famiglie
italiane spenderanno in media 230 € per comprare abbigliamento e
calzature, una stima di 100 € pro-capite, pari ad un ammontare
complessivo di 3,6 mld €. Ridimensionate invece le stime di spesa
dei consumatori per il Codacons che le calcola intorno ai 67 €
pro-capite, 108 € secondo uno studio di Federconsumatori. Tutti gli
operatori del settore (e noi con loro) si augurano una forte ripresa
dei consumi calati negli ultimi due anni.
La merce offerta in prezzo di saldo
deve essere facilmente riconoscibile dal consumatore e fisicamente
separata da quella in vendita a prezzo pieno, per scongiurare ogni
minimo tranello. Il cartellino del prezzo dovrà riportare il costo
originario del bene e la percentuale di sconto applicata, resta
facoltà del venditore riportare anche il prezzo ribassato. Venditore che
dovrà altresì garantire la conformità della merce acquistata:
ovvero che sia (per semplificare) priva di vizi e difetti. Questo è
l'unico caso in cui il consumatore avrà diritto alla riparazione o
sostituzione del bene difettoso, cambi per sbagli di misure, colore, fantasia ecc...
non obbligano in alcun modo il commerciante, che solo per puro spirito
commerciale (vedi alla voce fidelizzazione del cliente) potrà essere
disposto a cambiare la taglia, colore della gonna acquistata od il numero dei sandali tanto desiderati.
Segnalazioni di scorrette pratiche
commerciali potranno essere rivolte al settore annonaria della
Polizia Locale del Comune in cui si è svolto l'acquisto.
Siamo sempre a disposizione per ogni
eventualità e buoni affari.
mercoledì 1 luglio 2015
Tariffe energetiche e falsi contratti
L'Autorità per l'energia elettrica, il
gas ed il sistema idrico nella delibera dello scorso 25 giugno ha
fissato le tariffe di elettricità e gas per il terzo trimestre
dell'anno, in vigore da oggi I luglio 2015. Questi costi energetici
saranno applicati alle utenze servite nel segmento di mercato
tutelato. Complessivamente la famiglia tipo (quella che registra in
media consumi di elettricità pari a 2.700 Kwh/anno e 1.400 mc di gas
naturale consumati in un anno e che spenderebbe 506 € e 1.135 €
per i rispettivi consumi), registrerà un risparmio annuale, rispetto
all'anno precedente (il riferimento è però all'anno scorrevole che
decorre dal I ottobre 2014 al 30 setttembre 2015) di 65 € (8 per
l'elettricità e 57 per il gas). È il terzo trimestre consecutivo di
costante diminuzione delle tariffe energetiche, complice il basso
prezzo del petrolio a cui è legato il costo del gas all'ingrosso.
Per un maggiore approfondimento consulta il comunicato stampa dell'Autorità.
L'altro tema del titolo (i falsi
contratti) sembra trovare sempre più diffusione anche nelle cronache
locali. All'ordine del giorno sono le denuce raccolte dall'Autorità
Giudiziaria inerenti la stipula di falsi contratti per la fornitura
energetica. Agenti commerciali senza scrupoli attuano tecniche di
vendita al limite della legalità e carpiscono con subdoli
stratagemmi gli estremi identificativi dell'utenza elettrica e/o del
gas: è sufficiente entrare in possesso dell'innocua bolletta ed il
gioco è fatto. Ricopiano i dati utili sul modulo standard di
proposta contrattuale, falsificano la firma dell'ignaro cliente et
voilà: ci ritroviamo inconsapevoli clienti della tal società
energetica. Il rimedio a tutela di queste pratiche commerciali
scorrette che integrano una specifica fattispecie di reato (quello di
falsità in scrittura privata art.485 C.P), è querelare l'autore del
delitto e trasmettere copia della denuncia al nuovo fornitore
cosicchè renda efficace l'annullamento del contratto.
Siamo naturalmente a disposizione per qualsiasi informazione
consiglio ed altro anche per guidarti nella scelta del nuovo
venditore energetico più adatto al tuo profilo di consumo. Prenota
il tuo appuntamento 039 8943448.
mercoledì 24 giugno 2015
Polizze vita e mutui
Sembra ormai essere una prassi consolidata quella di proporre la stipula di un'assicurazione sulla vita quando si richiede un mutuo alla propria banca. Molto spesso infatti la concessione del prestito è condizionata alla sottoscrizione della polizza, che assicura il mutuatario contro il rischio morte e/o grave invalidità e subentra nella corresponsione delle rate e nell'estinzione del debito residuo al verificarsi dell'infausto evento. Solitamente l'Istituto bancario propone contratti assicurativi dell'impresa consociata, contravvenendo all'obbligo disposto dal decreto legge liberalizzazioni del 2012 poi convertito nella legge 27 del 2012, che prevede di sottoporre al consumatore almeno due preventivi proposti da gruppi assicurativi non riconducibili alla banca stessa, ed inoltre egli avrà la possibilità, in 10 giorni di tempo (dalla proposta), di cercare sul mercato contratti a condizioni più favorevoli che l'Istituto di credito dovrà accettare. Frequentemente il premio assicurativo, il cui ammontare si aggira intorno a qualche migliaia di euro, viene inglobato nella somma prestata, così da dilazionarlo surrettiziamente nelle rate del prestito da rimborsare ed alleggerire così, ma solo apparentemente, i costi affrontati dal consumatore nella fase di stipula del mutuo. Per far viaggiare velocemente l'iter di concessione del credito risulta perciò quasi obbligatorio ed in certi casi paradossalmente conveniente, contrarre anche l'assicurazione sulla vita, che potrà poi essere disdetta entro 30 giorni dalla sua sottoscrizione, presentando la solita lettera raccomandata all'impresa assicuratrice, la quale avrà, al pari, 30 giorni di tempo decorrenti dal ricevimento della missiva, per riaccreditare il premio versato al contraente. Si continuerà comunque a pagarlo nelle rate periodiche nel caso si fosse deciso di sommarlo alla cifra necessaria da chiedere per l'acquisto della casa. Questo è un diritto previsto dall'articolo 177 del Decreto Legislativo 209/2005 (il Codice delle Assicurazioni) in cui si prevede tra l'altro che l'informativa obbligatoria sul diritto di recesso debba trovare evidenza nelle clausole contrattuali. Posso garantirvi, miei cari lettori, che il "giochino" funziona avendolo sperimentato personalmente. Non esitate a contattarci per tutte le informazioni e l'assistenza che lo spinoso caso richiederebbe. Grazie per l'attenzione ed al prossimo aggiornamento.
mercoledì 17 giugno 2015
Crediti: dalla riscossione alla prescrizione
In questo articolo vedremo come nascono
le obbligazioni, quali sono gli strumenti giuridici a cui ricorrere
per ottenerne l'adempimento ed in quali termini esse si prescrivano.
Le obbligazioni derivano
da contratto, il debitore ed il creditore devono comportarsi secondo
le regole della correttezza, in più il debitore nell'adempiere
all'obbligazione deve usare la diligenza del buon padre di famiglia
[…], questo l'incipit del Libro Quarto del Codice Civile che
disciplina il tema. Tipicamente, nell'ambito di mercato in cui agiamo
nel nostro ruolo di consumatori, e dall'esperienza maturata
nell'attività di sportello svolta in tutti questi anni, la maggior
parte dei contenziosi che sorgono in tema di obbligazioni riguardano
gli utenti dei servizi di telecomunicazioni e di fornitura
energetica, che non riescono a saldare le fatture emesse dalle
società di vendita. Anche nel settore dei servizi finanziari (vedi
alla voce prestiti e mutui), a causa del persistente stallo in cui
versa l'economia Italiana, assistiamo spesso ad una condizione di
morosità assunta dal debitore, che in alcuni casi può decadere dal
beneficio del termine, con la conseguente richiesta immediata della
prestazione (il saldo della somma prestata in un'unica soluzione) da
parte del creditore, quando appunto il debitore sia divenuto
insolvente. L'inadempimento delle obbligazioni (non pagare la fattura
elettrica alla data di scadenza, la rata del mutuo ecc...) pone il
debitore/consumatore in uno stato d'insolvenza e la prima mossa che
il creditore attua per esigere la prestazione è la cosiddetta
Costituzione in mora. Tale intimazione di pagamento deve avvenire in
forma scritta ed avvia tutta la procedura di riscossione
del credito
oggetto del paragrafo seguente.
L'attività
di recupero crediti è generalmente affidata ad aziende specializzate
nel settore, che per operare devono ottenere la licenza dal Questore
della provincia in cui hanno la sede operativa. Attraverso l'operato
di propri agenti incaricati riscuotono il credito per via
stragiudiziale mediante il recupero telefonico, domiciliare e con
comunicazioni epistolari. Se il recupero crediti conto terzi, non
dovesse trovare una soluzione stragiudiziale, le imprese sono in
grado di avviare l'attività legale vera e propria, con la notifica
di atti di citazione, il ricorso per decreto ingiuntivo, il processo
esecutivo ecc... Esistono associazioni di categoria rappresentative
delle imprese di recupero del credito, tra esse la più importante è
UNIREC (l'Unione Nazionale delle Imprese a Tutela del Credito) a sua
volta inserita nel sistema di Confindustria Servizi Innovativi e
Tecnologici, che dal 1998 rappresenta l'88% del mercato nazionale del
recupero crediti. Insieme ad alcune associazioni di Consumatori ha
costituito a giugno 2014 la Fondazione Forum Unirec-Consumatori, con
lo scopo di avviare un dialogo tra le due parti coinvolte nel
contenzioso. L'incontro ha prodotto buoni frutti: come la Guida del Consumatore ai servizi di Tutela del Credito, e la procedura di
conciliazione per risolvere le controversie.
Infine la prescrizione
che rappresenta il limite
temporale entro cui il creditore possa pretendere l'escussione della
somma dovuta e che nel caso dei consumi energetici o come prevede più
in generale l'art.2948 c4 Cod.Civ. il diritto si prescrive in cinque
anni per tutto ciò che deve pagarsi periodicamente ad anno o in
termini più brevi.
mercoledì 10 giugno 2015
La fibra ottica e l'Italia digitale
Le fibre ottiche (la definizione è di Wikipedia) sono dei
filamenti di materiali vetrosi o polimerici del diametro del capello
(125 micrometri) in grado di condurre al loro interno la luce.
Trovano importanti applicazioni nelle telecomunicazioni, nella
diagnostica medica e nell'illuminotecnica. Recentemente le nostre
città (non so se ve siete accorti miei cari lettori) sono state
oggetto di importanti interventi di cablatura: in alcuni casi il
deturpamento del manto stradale è stato lieve, quando la tecnica
della micro trincea ha trovato applicazione, in altri invece
l'invasione è stata più marcata. I cosiddetti cabinet sono
spuntati più o meno ovunque come i classici funghi e ciascun
operatore del campo ha pensato bene di sviluppare una propria rete in
fibra. La tecnologia ottica consente di ottenere capacità
trasmissive nell'ordine delle centinaia di MegaBit per secondo, tali
da permettere la trasmissione del segnale tv via cavo.
L'ammodernamento della rete di telecomunicazioni si inserisce nel
quadro disegnato dalla Commissione Europea nel 2010 con la
pubblicazione dell'Agenda Digitale, che è una delle sette iniziative
principali della più ampia strategia EU2020. Attualmente lo stato di
cablatura del nostro territorio si trova nella fase FTTC (ovvero
Fiber To The Cabinet): la fibra dalla locale centrale
telefonica raggiunge la cabina stradale e l'ultimo miglio è ancora
coperto dal famoso doppino in rame. L'evoluzione punterebbe ad una
maggiore penetrazione della fibra ottica: con la FTTB (fiber to
the building): fino all'edificio e FTTH (fiber to the Home):
fino alla casalinga presa telefonica. In realtà la strategia
governativa, oggetto di pubblica consultazione (conclusasi qualche
mese fa), favorirebbe la convergenza delle diverse tecniche
trasmissive comprendenti quelle radio e satellitari, in particolare
queste ultime troverebbero impiego nelle aree del Paese in cui la
conformazione geomorfologica renderebbe svantaggioso economicamente
la posa del cavo. La maggiore disponibilità di banda dovrebbe
favorire la crescita economica e sociale. Intanto le offerte delle
connessioni in fibra sono già disponibili tra le maggiori imprese
telefoniche ed alcuni produttori di contenuti alla Sky hanno anche
già siglato accordi per la diffusione del proprio segnale.
mercoledì 3 giugno 2015
GDO: Grande Distribuzione Organizzata e Farmers' Market
Sul più autorevole quotidiano
economico finanziario Italiano (Il Sole 24 ore) di qualche settimana
fa, è apparso un breve trafiletto, che ha attirato la mia
attenzione. Il titolo: Se i consumatori bocciano la Gdo, sottotitolo:
modello in difficoltà. Nel suo articolo l'autore rilevava la crisi
profonda dei consumi e del suo effetto negativo esteso anche al
moderno modello distributivo: quello della grande distribuzione
organizzata ed evidenziava altresì che da un paio d'anni a questa
parte si è registrata una progressiva diminuzione della superficie
totale di vendita del settore tradottasi nella chiusura di alcuni
supermercati con lo scoppio della conseguente crisi occupazionale
collegata. Questo mi ha dato lo spunto per approfondire il tema e
grazie alla pubblicazione occasionale della Banca d'Italia nella
collana Questioni di Economia e Finanza intitolata: “La Grande distribuzione e l'industria alimentare in Italia” - marzo 2012 - ho
potuto trarre alcuni elementi utili ad inquadrare il modello di
attività commerciale. La pubblicazione comincia la trattazione
dell'argomento dall'analisi e dalla tipologia di imprese produttrici
alimentari e del loro contributo in termini occupazionali e di valore
aggiunto all'intero comparto manifatturiero dell'industria Italiana.
L'alimentare (i dati sono del 2007) rappresenta un valore aggiunto
dell' 8,9%, sul fronte occupazionale l'apporto è del 10,3% ed il
numero d'imprese sono il 13% del totale di settore. La maggior parte
di esse (il 92%) risulta essere micro o piccola impresa, composta
cioè dall'imprenditore e da 1 a 9 addetti. L'analisi prosegue
analogamente sulla distribuzione al dettaglio e segue con un focus
sugli operatori della Grande distribuzione Organizzata. Il modello
organizzativo prevede l'aggregazione in Centrali di acquisto per
avere maggiore potere negoziale con i produttori, che stilano accordi
quadro entro i cui perimetri i singoli componenti potranno poi
trattare ulteriori sconti di prezzo. Prima di analizzare la
diffusione provinciale di supermercati ed ipermercati alimentari e la
totale superficie di vendita da essi occupata sul nostro territorio,
è necessario premettere alcune definizioni (ex art. 4 D.L.vo
114/1998): prima fra tutte quella di superficie di vendita:
rappresenta l'area dell'esercizio commerciale occupata da banchi,
scaffalature e simili, sono esclusi gli uffici, i magazzini i
depositi ecc... La classificazione degli esercizi commerciali avviene
in base alle dimensioni di questa superficie: le grandi strutture di
vendita (quelle oggetto di questo post), la cui apertura per inciso è
condizionata dal parere della Conferenza dei servizi formata da
rappresentanti di Regione, Provincia e Comune; hanno una superficie
di vendita superiore a 2.500 mq se aperti in comuni con più di
10.000 abitanti, il limite scende a 1.500 mq per comuni con una
popolazione residente inferiore. La classifica dei principali
soggetti distributivi in Italia stilata su fatturato ed occupati
(dati 2010) è guidata da Carrefour con 8,4 mld € e 18 mila
lavoratori, seguita da Esselunga: 6,5 mld € il fatturato e 19.273
occupati, al terzo posto si piazza Auchan con una simile quantità di
occupati e 5,5 mld di fatturato, Coop Italia (dato aggregato) arriva
a 4,8 mld € e poco più di 20 mila impiegati. Nella nostra
provincia, quella di Monza e Brianza le Grandi strutture di vendita
nel settore alimentare (sup>2.500 mq) sono il Bennet di Brugherio
(3.851 mq), quello di Lentate (2.783 mq), il Globo di Busnago (5.736
mq) il Carrefour di Giussano (3.859 mq), quello di Limbiate (con
11.800 mq di superficie di vendita alimentare è il più grande della
provincia), gli Esselunga di Lissone (2.865 mq), Macherio (2.733 mq),
l'Iper di Monza (4.875 mq) l'Auchan (4.818 mq), il Gigante di
Villasanta (3.500 mq) e quello di Usmate Velate (2.628 mq) ed infine
le Torri Bianche di Vimercate con 3.000 mq per un totale Provinciale
di 52.448 mq di superficie di vendita di prodotti alimentari: l'equivalente di 5 campi da calcio.
L'alternativa a questo modello
d'acquisto, è rappresentata dal mercato del contadino, mutuato
dall'inglese Farmers' Market, più noto in Italia con il marchio Campagna Amica di Coldiretti, qui sono direttamente i produttori
(generalmente del territorio) che con una forma di commercio
itinerante (come per gli storici mercati di paese) propongono in
vendita generi alimentari propri, eliminando così l'intermediazione
della distribuzione.
In conclusione: lo sviluppo sociale e territoriale può essere
condizionato dal modello commerciale che noi consumatori decidiamo di
preferire e forse l'affermazione di questi grandi centri è già
l'indice di una scelta.
mercoledì 27 maggio 2015
E-commerce, quali diritti per i consumatori digitali
Il commercio elettronico, ovvero
l'acquisto di beni e/o servizi via internet, nel nostro Paese vale
circa 15 miliardi di euro, divisi esattamente a metà, come affermano
i dati stimati dall'Osservatorio B2C Netcomm del Politecnico di
Milano, tra l'acquisto di beni e servizi: quest'anno per la prima
volta sarà raggiunta la parità tra i due segmenti di mercato. Dal
2007 l'incremento complessivo del comparto commerciale digitale, è
stato di tre volte superiore a quello iniziale per quell'anno, si è
passati dai 5,032 mld di Euro del 2007 ai 15,038 mld stimati per
quest'anno. L'intero periodo ha inoltre registrato un progressivo
assottigliamento della percentuale di acquisto dei servizi
(prevalente per i 2/3 del totale), iniziato nel 2012, percentuale
diminuita fino a raggiungere come detto la prevista parità per
quest'anno. Il vero exploit si è registrato nel settore
dell'abbigliamento, il cui contributo all'intero volume di acquisti
digitali equivale a 2,2 mld €: il 15% del totale, tiene
l'elettronica di consumo ed i grandi elettrodomestici, mentre sul
fronte servizi è in flessione il turismo (pacchetti viaggi,
biglietti e prenotazioni on-line) ma resistono invece le
assicurazioni. Infine la maggior parte delle transazioni avviene sui
cosiddetti marketplace alla Amazon, e-Bay, Booking ecc... che
rappresentano il 56% del totale dei luoghi d'acquisto virtuali
visitati dai consumatori Italiani. Nuove realtà e-com (imprese
produttrici e rivenditori specializzati) sono in crescita.
Fino qui la fotografia di questa specifica porzione di mercato in
forte espansione, che rappresenta sicuramente un'importante
opportunità per il consumatore: sia dal lato della maggiore e/o
migliore offerta (si aprono vetrine virtuali su ampie aree
geografiche mondiali) che sul fronte economico: si pensi al prezzo ed
alla concorrenza implicita nello strumento digitale comparativo; a
cui si accompagnano però anche i tipici rischi insiti in ogni
trattativa commerciale fisica: la difettosità del prodotto; la
difformità da quanto pubblicizzato ecc... Per proteggere i
consumatori e riequilibrare parzialmente il potere negoziale tra le
due parti contraenti, “mamma” Europa ha pensato bene di
armonizzare in tutti e 28 Paesi dell'Unione i diritti consumeristici,
in particolare agendo sulla legislazione disciplinante la materia dei
contratti a distanza, per esempio innalzando a 14 giorni lavorativi
il termine utile per esercitare il diritto di recesso nell'acquisto
di un bene o servizio elevabile ad un anno in caso di reticenza
informativa del venditore. Per problemi sorti negli acquisti
transfrontalieri è possibile contattare il Centro Europeo dei Consumatori. É in distribuzione presso la nostra sede l'utile guida:
I diritti dei consumatori on-line pubblicata nell'ambito del progetto
Consumatori 2.0 e per tutto il resto siamo a vostra completa
disposizione.mercoledì 20 maggio 2015
L'inflazione e la fiducia dei consumatori
Il quadro economico nazionale dipinto dai dati diffusi
periodicamente dall'Istat, disegna un Paese in affanno, fermo,
scoraggiato: in declino. L'inflazione langue intorno allo 0,2%. Nel
mese di aprile 2015, come rilevato dall'Istituto di statistica con il
valore pubblicato lo scorso 13 maggio, l'indice dei prezzi al consumo
registra un aumento di quest'entità, mentre la sua proiezione
annuale si attesta su una diminuzione dello 0,1% come nei due mesi
precedenti: è il quarto mese consecutivo che l'indice generale
registra una flessione su base annua. Le cose come detto, non vanno
affatto bene, si consideri che tra gli obiettivi della Banca Centrale
Europea c'è quello di stabilizzare il parametro inflattivo al 2%,
questo valore dell'indice dei prezzi è considerato indicativo di una
buona situazione economica e quello registrato nel nostro Paese è di
dieci volte inferiore. Secondo l'Istat questa persistente diminuzione
sarebbe dovuta al calo dei prezzi di beni energetici, di trasporti e
delle comunicazioni. L'elaborazione degli indici dei prezzi al
consumo: il Nic (relativo all'intera collettività) il Foi (per i
consumi registrati dalle famiglie di operai ed impiegati) e l'Ipca
(armonizzato per i Paesi Europei), avviene su rilevazioni
territoriali di prezzo dei beni e dei servizi riuniti in uno
specifico paniere. Sono 80 i comuni che concorrono alla rilevazione
territoriale dell'indice: 19 capoluoghi di regione e 61 capoluoghi di
provincia.
La fiducia dei consumatori assume come base di partenza il valore 100 del 2010 e l'ultimo dato disponibile di aprile 2015 diminuisce a 108,2 dal mese precedente in cui era 110,7. Il generale clima di fiducia dei consumatori espresso anche dai sotto indici che lo compongono: quello economico, personale, corrente e futuro registrano una generale diminuzione: i consumatori Italiani sono sfiduciati: ritengono che l'attuale stato di salute economico sia precario. L'indice viene determinato sottoponendo a 2000 abbonati sorteggiati dall'elenco telefonico e selezionati uniformemente su base territoriale, una serie di domande attraverso le quali possano esprimere il loro giudizio sulla situazione economica della famiglia, le opportunità di risparmio attuali e future, la propensione all'acquisto di beni durevoli e giudizi sul bilancio familiare. Si respira il clima di una crisi che dura ormai dal 2007 e da cui il nostro Paese stenta ad uscirne. Per maggiori approfondimenti sul tema vi rimando al sito Istat dove gli appassionati di statistica potranno soddisfare tutte le loro curiosità.
La fiducia dei consumatori assume come base di partenza il valore 100 del 2010 e l'ultimo dato disponibile di aprile 2015 diminuisce a 108,2 dal mese precedente in cui era 110,7. Il generale clima di fiducia dei consumatori espresso anche dai sotto indici che lo compongono: quello economico, personale, corrente e futuro registrano una generale diminuzione: i consumatori Italiani sono sfiduciati: ritengono che l'attuale stato di salute economico sia precario. L'indice viene determinato sottoponendo a 2000 abbonati sorteggiati dall'elenco telefonico e selezionati uniformemente su base territoriale, una serie di domande attraverso le quali possano esprimere il loro giudizio sulla situazione economica della famiglia, le opportunità di risparmio attuali e future, la propensione all'acquisto di beni durevoli e giudizi sul bilancio familiare. Si respira il clima di una crisi che dura ormai dal 2007 e da cui il nostro Paese stenta ad uscirne. Per maggiori approfondimenti sul tema vi rimando al sito Istat dove gli appassionati di statistica potranno soddisfare tutte le loro curiosità.
mercoledì 13 maggio 2015
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