mercoledì 16 dicembre 2020

La rottamazione delle Cartelle Esattoriali


Tra gli ultimi provvedimenti normativi del governo Renzi (che durò in carica dal 22 febbraio 2014 al 7 dicembre 2016, torniamo alla XVII legislatura), ci fu il decreto fiscale numero 193, del 22 ottobre 2016 (ne parlammo qui), convertito nella Legge 225 il I dicembre seguente. La norma, oltre a contenere il finanziamento di esigenze indifferibili, introduceva importanti e urgenti misure in materia fiscale e di riscossione.
Questa fu la legge che decretò la fine dell'esperienza Equitalia e che istituì, con decorrenza I luglio 2017, l'attuale Agenzia della riscossione (controllata direttamente dall'agenzia delle entrate), oggi deputata all'attività di riscossione, appunto, dei debiti che i cittadini hanno pendenti con gli enti pubblici creditori.
In virtù di questa importante innovazione, il Governo di allora, decise di definire bonariamente e in modo agevolato, i carichi affidati dai vari enti agli agenti della riscossione nel periodo 2000 – 2016. Tale definizione agevolata, divenne comunemente nota come procedura di rottamazione delle cartelle esattoriali. I debitori, con questo sistema di pagamento agevolato, avrebbero potuto pagare i debiti notificati, sgravandoli delle sanzioni aggiuntive eventualmente comminate per il mancato pagamento delle stesse imposte evase. Sarebbe così rimasto a loro carico, l'ammontare della sola tassa da versare e l'onere di riscossione sostenuto dall'agente riscossore (Equitalia prima e Agenzia della Riscossione poi), speso per svolgere la procedura esecutiva di recupero del credito.
Il pagamento sarebbe potuto anche essere dilazionato in più rate, su cui sarebbero stati applicati gli interessi, a patto che il 70% della somma dovuta (depurata dalle sanzioni), venisse pagata entro l'anno 2017 e il restante 30% nel 2018. L'adesione alla definizione agevolata, andava manifestata entro il 31 marzo 2017. Il mancato pagamento di una sola rata avrebbe determinato il decadimento di tutta la procedura.
Il decreto fiscale dell'anno successivo: il numero 148 del 16 ottobre 2017 (il Governo in carica era quello di Paolo Gentiloni, sempre XVII legislatura), estese la procedura di definizione agevolata, introdotta con la norma dell'anno prima, e inaugurò così la Rottamazione bis. In questo caso il termine per l'adesione sarebbe stato il 15 maggio 2018 e dal seguente mese di luglio, sarebbe iniziato il pagamento della prima rata.
Arriviamo così alla Rottamazione ter, istituita con il Decreto Fiscale 119 del 23 ottobre 2018 (siamo entrati nella XVIII legislatura con le elezioni del 13 marzo di quell'anno e il Governo allora in carica era il Conte I), in cui l'agevolazione per il contribuente moroso diventò molto conveniente. I carichi pendenti oggetto della rottamazione ter, sono identici a quelli definiti nel primo decreto del 2016, salvo la loro estensione temporale: vengono infatti ammessi quei debiti iscritti a ruolo dall'anno 2000 al 31 dicembre 2017. Il maggiore beneficio si ottiene con il pagamento rateale: le rate diventano massimo 18 consecutive, ciascuna d'importo pari al 10% della somma dovuta, le prime due con scadenza il 31 luglio 2019 e il 30 novembre 2019 e le restanti 16 pagabili in 4 comode rate annuali (l'ultimo giorno dei mesi di febbraio, maggio, luglio e novembre, rispettivamente), a partire dall'anno 2020. Entro il 30 aprile 2019 si sarebbe dovuta manifestare, all'agente riscossore, l'adesione alla terza procedura di definizione agevolata delle cartelle esattoriali.
Per arrivare alle notizie di questi giorni, che riguardano gli aderenti all'ultima procedura di rottamazione, in cui con il decreto ristori (il quater: numero 157 del 30 novembre 2020, in fase di conversione – nel frattempo il Governo è cambiato: l'attuale è il Conte II, sempre XVIII legislatura), si prorogano le date di scadenza delle rate programmate per l'intero 2020, già rimandate con il decreto rilancio di maggio, alla fine di dicembre. Il nuovo termine è il I marzo 2021, quel giorno si dovranno pagare: le quattro rate scadute nel 2020 e la I del 2021. Salvo ulteriori eventuali proroghe.
Per ulteriori approfondimenti: Agenzia della Riscossione