mercoledì 29 luglio 2015

I pacchetti turistici e il danno da vacanza rovinata

Il mese di agosto è alle porte, il caldo estivo ha fatto la sua prorompente comparsa accompagnato dalle più alte temperature del secolo e noi tutti ci stiamo preparando all'imminente ed agognato e perché no meritato periodo di ferie. Quale occasione migliore per ripassare insieme le regole che disciplinano i contratti di acquisto dei pacchetti turistici: quella combinazione (da chiunque ed in qualunque modo realizzata) di almeno due dei  seguenti elementi: il trasporto; l'alloggio ed i servizi turistici accessori, contenute nel D.L.vo 79/2011 (il cosiddetto Codice del Turismo). Iniziamo dal contratto di vendita che deve essere redatto in forma scritta con termini chiari e precisi e copia di esso, sottoscritta anche dal venditore, deve essere rilasciata al turista. L'atto deve contenere tutta una serie di elementi doviziosamente elencati nell'art.36 dell'allegato 1 al testo normativo. Semplificando, il contratto d'acquisto del pacchetto turistico deve contenere: destinazione; durata; data di inizio e conclusione del soggiorno; prezzo del pacchetto turistico; itinerario, visite ed escursioni, categoria turistica ubicazione e livello dell'albergo, il nome del vettore che effettuerà il trasporto aereo ed il termine entro il quale il turista deve presentare reclamo per inesatta esecuzione del contratto o suo inadempimento. Un ruolo importante è dedicato all'informazione del turista, comunicata direttamente dall'intermediario od organizzatore del viaggio e riferita per esempio al recapito telefonico di eventuali rappresentanti locali dell'organizzatore contattabili in situazioni di difficoltà. In caso di mancato o inesatto adempimento alle obbligazioni assunte dall'organizzatore e venditore del pacchetto turistico, essi saranno tenuti al risarcimento del danno cagionato al consumatore/turista. La contestazione per ogni mancata esecuzione degli impegni contrattuali assunti, potrà essere immediatamente rivolta all'eventuale rappresentante locale che dovrà così porvi subito rimedio, oppure presentata direttamente all'organizzatore od intermediario venditore del pacchetto entro 10 giorni lavorativi dalla data di ritorno nel luogo di partenza. Dall'inadempimento o dalla mancata esecuzione delle prestazioni pattuite contrattualmente, potranno scaturire danni alla persona o diversi da quelli diretti alla persona che dovranno essere risarciti dal prestatore di servizi secondo le convenzioni internazionali. Il danno da vacanza rovinata (una specifica fattispecie) sarà correlato al tempo di vacanza inutilmente trascorso ed all'irripetibilità dell'occasione perduta che si fossero determinati nel caso dell'inesatto adempimento alle clausole ed alle condizioni contrattuali.
C­on l'occasione infine, miei cari lettori, vi auguro buone vacanze.
Le pubblicazioni riprenderanno a settembre.

mercoledì 22 luglio 2015

L'export agroalimentare e l'Italian Sounding

L'agroalimentare è il primo comparto del settore manifatturiero, con 58 mila imprese, 385 mila addetti diretti ed un fatturato di 132 miliardi di euro registrato nel 2014. Le nostre eccellenze alimentari: dai formaggi al vino; dalla pasta all'olio passando per la produzione ortofrutticola ed i suoi prodotti trasformati, sono tutelate dai marchi DOP, IGP, STG, DOC e DOCG, disciplinati da un apposito regolamento Europeo, che le protegge dalla devastante piaga della falsificazione e contraffazione. L'italia è il primo paese al mondo con il più alto numero di denominazioni riconosciute sia nel cibo che nel vino e questo è indice dell'alto livello che raggiunge la nostra produzione alimentare. La quota di export nazionale del settore a livello mondiale è pari al 3,1%, dietro a giganti di ben altro calibro quali la Cina con 4,6 % e gli Stati Uniti che da soli coprono il 10,3% dell'export globale. I paesi in cui esportiamo maggiormente sono la Germania (alimenti per 3,2 mld di €), Regno Unito e Stati Uniti (2,1 mld € per entrambi), Francia (2 mld €), Canada (475,9 mln€), Russia (419,6 mln €) e Cina (225,5 mln €) [fonte SACE].
La nostra favolosa cultura del buon cibo ha risonanza in tutte le parti del globo, tanto che i nostri prodotti sono tra i più imitati al mondo e destinati alla fascia di estimatori più raffinati. In occasione dell'assemblea nazionale di Coldiretti (la prima associazione Nazionale di imprenditori agricoli) ad Expo, è stato pubblicato uno studio elaborato dall'ente, in cui si evidenzia che un quarto dei Paesi rappresentati all'esposizione Universale di Milano, commercializza prodotti che richiamano nei marchi (e solo in quelli perché la qualità è totalmente inconfrontabile con quella degli originali), le nostre produzioni più famose, confondendo i meno avvezzi tra i consumatori stranieri. Dal Parmesan Russo al Caffè Mafiozzo Bulgaro, passando per i Tortelloni con polenta Austriaci e gli Chapagetti Coreani, senza dimenticare il Barbera ed il Chianti Bianco venduti in Romania e Svezia rispettivamente e la squisita Zottarella Tedesca, sfregiano il vero Made in Italy che Roberto Moncalvo (presidente dell'associazione) quantifica in 60 mld € il fatturato derivante da falsificazione e contraffazione dei veri prodotti Made in Italy. Secondo Paolo De Castro (Commissione Agricoltura e sviluppo rurale Parlamento Europeo) l'unica strada da percorrere per ottenere garanzie sul rispetto dei veri marchi e prodotti Italiani al di fuori dell'Unione è quella dei negoziati commerciali con i singoli Paesi.
Nel frattempo, miei cari lettori, non fatevi tentare: il Gorgonzillo non è un'esotica varietà di Gorgonzola.

mercoledì 15 luglio 2015

Mutui: tassi Euribor; Irs e BCE

Il mutuo, come tutti noi sappiamo, è il prestito della vita. È il finanziamento cardine per ogni nucleo familiare che viene generalmente avviato per l'acquisto della prima casa e che rappresenta il punto di partenza per la costruzione di una nuova cellula sociale. Ha una durata variabile tra un minimo di 5 anni ed un massimo che in alcuni casi può raggiungere anche i 40, i valori medi tuttavia si aggirano intorno ai vent'anni. Il piano di ammortamento, ovvero la modalità con cui verranno rimborsate e calcolate le rate a restituzione del prestito, si suddivide in due principali categorie: a tasso fisso e variabile. Il primo utilizza nel calcolo l'Eurirs detto anche Irs (è un tasso interbancario calcolato e pubblicato dalla Federazione Bancaria Europea), il cui valore di confronto è frequentemente l'Irs 20 (ovvero il tasso impiegato nei mutui con durata ventennale), che ha raggiunto il valore minimo storico il 27 aprile 2015 registrando il tasso di 0,78% e che ora è in rapida ascesa essendosi già attestato a 1,76% nella rilevazione di lunedì 13 luglio 2015. Si ricordi, per un rapido raffronto, che tra la fine del 2007 e l'intero 2008, in piena crisi dei tassi d'interesse scoppiata con il fallimento della banca Lehman Brothers e culminata con la totale sfiducia interbancaria, i valori di questo parametro restarono intorno al 5%, con il conseguente e facilmente intuibile aggravio dei costi per le famiglie che decidevano allora di affacciarsi sul mercato del credito. Il tasso variabile è invece rappresentato dall'Euribor (determinato e pubblicato giornalmente dalla solita FBE) che viene calcolato su base mensile, trimestrale o semestrale. È questo (quello ad un mese) che registra attualmente le migliori sorprese per i consumatori: è dalla fine di agosto 2012 che si mantiene su valori prossimi allo zero ed è sceso in territorio negativo alla metà di aprile 2015, accompagnato dai positivi risvolti incassati dai consumatori attivi in questo segmento del mercato creditizio. Il tasso BCE è quello fissato dalla Banca Centrale Europea negli incontri periodici del board guidato da Mario Draghi ed è una forma di mutuo a tasso variabile con un maggiore grado di stabilità periodica dell'indice di riferimento, attualmente il suo valore ricalca molto fedelmente quello dell'Euribor: si trova anch'esso su valori nulli. Alcuni osservatori prevedono che un tale andamento dei tassi d'interesse sarà mantenuto fino al 2020. La surroga, la possibilità di cambiare tipologia di mutuo (da fisso a variabile e viceversa), insieme alla rinegoziazione saranno oggetto di un prossimo post. Per tutte le informazioni specifiche su ogni singolo caso e per ottenere una consulenza personalizzata, è necessario fissare l'appuntamento durante lo sportello settimanale, prenotati allo 039 8943448.

mercoledì 8 luglio 2015

Saldi estivi: i soliti accorgimenti per i consumatori

Sabato 4 luglio sono iniziati i saldi estivi: il periodo di 60 giorni utile per fare acquisti scontati. Quest'anno, secondo il settore studi di Confccommercio, le famiglie italiane spenderanno in media 230 € per comprare abbigliamento e calzature, una stima di 100 € pro-capite, pari ad un ammontare complessivo di 3,6 mld €. Ridimensionate invece le stime di spesa dei consumatori per il Codacons che le calcola intorno ai 67 € pro-capite, 108 € secondo uno studio di Federconsumatori. Tutti gli operatori del settore (e noi con loro) si augurano una forte ripresa dei consumi calati negli ultimi due anni.
La merce offerta in prezzo di saldo deve essere facilmente riconoscibile dal consumatore e fisicamente separata da quella in vendita a prezzo pieno, per scongiurare ogni minimo tranello. Il cartellino del prezzo dovrà riportare il costo originario del bene e la percentuale di sconto applicata, resta facoltà del venditore riportare anche il prezzo ribassato. Venditore che dovrà altresì garantire la conformità della merce acquistata: ovvero che sia (per semplificare) priva di vizi e difetti. Questo è l'unico caso in cui il consumatore avrà diritto alla riparazione o sostituzione del bene difettoso, cambi per sbagli di misure, colore, fantasia ecc... non obbligano in alcun modo il commerciante, che solo per puro spirito commerciale (vedi alla voce fidelizzazione del cliente) potrà essere disposto a cambiare la taglia, colore della gonna acquistata od il numero dei sandali tanto desiderati.
Segnalazioni di scorrette pratiche commerciali potranno essere rivolte al settore annonaria della Polizia Locale del Comune in cui si è svolto l'acquisto.
Siamo sempre a disposizione per ogni eventualità e buoni affari.

mercoledì 1 luglio 2015

Tariffe energetiche e falsi contratti

L'Autorità per l'energia elettrica, il gas ed il sistema idrico nella delibera dello scorso 25 giugno ha fissato le tariffe di elettricità e gas per il terzo trimestre dell'anno, in vigore da oggi I luglio 2015. Questi costi energetici saranno applicati alle utenze servite nel segmento di mercato tutelato. Complessivamente la famiglia tipo (quella che registra in media consumi di elettricità pari a 2.700 Kwh/anno e 1.400 mc di gas naturale consumati in un anno e che spenderebbe 506 € e 1.135 € per i rispettivi consumi), registrerà un risparmio annuale, rispetto all'anno precedente (il riferimento è però all'anno scorrevole che decorre dal I ottobre 2014 al 30 setttembre 2015) di 65 € (8 per l'elettricità e 57 per il gas). È il terzo trimestre consecutivo di costante diminuzione delle tariffe energetiche, complice il basso prezzo del petrolio a cui è legato il costo del gas all'ingrosso. Per un maggiore approfondimento consulta il comunicato stampa dell'Autorità.
L'altro tema del titolo (i falsi contratti) sembra trovare sempre più diffusione anche nelle cronache locali. All'ordine del giorno sono le denuce raccolte dall'Autorità Giudiziaria inerenti la stipula di falsi contratti per la fornitura energetica. Agenti commerciali senza scrupoli attuano tecniche di vendita al limite della legalità e carpiscono con subdoli stratagemmi gli estremi identificativi dell'utenza elettrica e/o del gas: è sufficiente entrare in possesso dell'innocua bolletta ed il gioco è fatto. Ricopiano i dati utili sul modulo standard di proposta contrattuale, falsificano la firma dell'ignaro cliente et voilà: ci ritroviamo inconsapevoli clienti della tal società energetica. Il rimedio a tutela di queste pratiche commerciali scorrette che integrano una specifica fattispecie di reato (quello di falsità in scrittura privata art.485 C.P), è querelare l'autore del delitto e trasmettere copia della denuncia al nuovo fornitore cosicchè renda efficace l'annullamento del contratto.
Siamo naturalmente a disposizione per qualsiasi informazione consiglio ed altro anche per guidarti nella scelta del nuovo venditore energetico più adatto al tuo profilo di consumo. Prenota il tuo appuntamento 039 8943448.

mercoledì 24 giugno 2015

Polizze vita e mutui

Sembra ormai essere una prassi consolidata quella di proporre la stipula di un'assicurazione sulla vita quando si richiede un mutuo alla propria banca. Molto spesso infatti la concessione del prestito è condizionata alla sottoscrizione della polizza, che assicura il mutuatario contro il rischio morte e/o grave invalidità e subentra nella corresponsione delle rate e nell'estinzione del debito residuo al verificarsi dell'infausto evento. Solitamente l'Istituto bancario propone contratti assicurativi dell'impresa consociata, contravvenendo all'obbligo disposto dal decreto legge liberalizzazioni del 2012 poi convertito nella legge 27 del 2012, che prevede di sottoporre al consumatore almeno due preventivi proposti da gruppi assicurativi non riconducibili alla banca stessa, ed inoltre egli avrà la possibilità, in 10 giorni di tempo (dalla proposta), di cercare sul mercato contratti a condizioni più favorevoli che l'Istituto di credito dovrà accettare. Frequentemente il premio assicurativo, il cui ammontare si aggira intorno a qualche migliaia di euro, viene inglobato nella somma prestata, così da dilazionarlo surrettiziamente nelle rate del prestito da rimborsare ed alleggerire così, ma solo apparentemente, i costi affrontati dal consumatore nella fase di stipula del mutuo. Per far viaggiare velocemente l'iter di concessione del credito risulta perciò quasi obbligatorio ed in certi casi paradossalmente conveniente, contrarre anche l'assicurazione sulla vita, che potrà poi essere disdetta entro 30 giorni dalla sua sottoscrizione, presentando la solita lettera raccomandata all'impresa assicuratrice, la quale avrà, al pari, 30 giorni di tempo decorrenti dal ricevimento della missiva, per riaccreditare il premio versato al contraente. Si continuerà comunque a pagarlo nelle rate periodiche nel caso si fosse deciso di sommarlo alla cifra necessaria da chiedere per l'acquisto della casa. Questo è un diritto previsto dall'articolo 177 del Decreto Legislativo 209/2005 (il Codice delle Assicurazioni) in cui si prevede tra l'altro che l'informativa obbligatoria sul diritto di recesso debba trovare evidenza nelle clausole contrattuali. Posso garantirvi, miei cari lettori, che il "giochino" funziona avendolo sperimentato personalmente. Non esitate a contattarci per tutte le informazioni e l'assistenza che lo spinoso caso richiederebbe. Grazie per l'attenzione ed al prossimo aggiornamento.

mercoledì 17 giugno 2015

Crediti: dalla riscossione alla prescrizione

In questo articolo vedremo come nascono le obbligazioni, quali sono gli strumenti giuridici a cui ricorrere per ottenerne l'adempimento ed in quali termini esse si prescrivano.
Le obbligazioni derivano da contratto, il debitore ed il creditore devono comportarsi secondo le regole della correttezza, in più il debitore nell'adempiere all'obbligazione deve usare la diligenza del buon padre di famiglia […], questo l'incipit del Libro Quarto del Codice Civile che disciplina il tema. Tipicamente, nell'ambito di mercato in cui agiamo nel nostro ruolo di consumatori, e dall'esperienza maturata nell'attività di sportello svolta in tutti questi anni, la maggior parte dei contenziosi che sorgono in tema di obbligazioni riguardano gli utenti dei servizi di telecomunicazioni e di fornitura energetica, che non riescono a saldare le fatture emesse dalle società di vendita. Anche nel settore dei servizi finanziari (vedi alla voce prestiti e mutui), a causa del persistente stallo in cui versa l'economia Italiana, assistiamo spesso ad una condizione di morosità assunta dal debitore, che in alcuni casi può decadere dal beneficio del termine, con la conseguente richiesta immediata della prestazione (il saldo della somma prestata in un'unica soluzione) da parte del creditore, quando appunto il debitore sia divenuto insolvente. L'inadempimento delle obbligazioni (non pagare la fattura elettrica alla data di scadenza, la rata del mutuo ecc...) pone il debitore/consumatore in uno stato d'insolvenza e la prima mossa che il creditore attua per esigere la prestazione è la cosiddetta Costituzione in mora. Tale intimazione di pagamento deve avvenire in forma scritta ed avvia tutta la procedura di riscossione del credito oggetto del paragrafo seguente.
L'attività di recupero crediti è generalmente affidata ad aziende specializzate nel settore, che per operare devono ottenere la licenza dal Questore della provincia in cui hanno la sede operativa. Attraverso l'operato di propri agenti incaricati riscuotono il credito per via stragiudiziale mediante il recupero telefonico, domiciliare e con comunicazioni epistolari. Se il recupero crediti conto terzi, non dovesse trovare una soluzione stragiudiziale, le imprese sono in grado di avviare l'attività legale vera e propria, con la notifica di atti di citazione, il ricorso per decreto ingiuntivo, il processo esecutivo ecc... Esistono associazioni di categoria rappresentative delle imprese di recupero del credito, tra esse la più importante è UNIREC (l'Unione Nazionale delle Imprese a Tutela del Credito) a sua volta inserita nel sistema di Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologici, che dal 1998 rappresenta l'88% del mercato nazionale del recupero crediti. Insieme ad alcune associazioni di Consumatori ha costituito a giugno 2014 la Fondazione Forum Unirec-Consumatori, con lo scopo di avviare un dialogo tra le due parti coinvolte nel contenzioso. L'incontro ha prodotto buoni frutti: come la Guida del Consumatore ai servizi di Tutela del Credito, e la procedura di conciliazione per risolvere le controversie.
Infine la prescrizione che rappresenta il limite temporale entro cui il creditore possa pretendere l'escussione della somma dovuta e che nel caso dei consumi energetici o come prevede più in generale l'art.2948 c4 Cod.Civ. il diritto si prescrive in cinque anni per tutto ciò che deve pagarsi periodicamente ad anno o in termini più brevi.

mercoledì 10 giugno 2015

La fibra ottica e l'Italia digitale

Le fibre ottiche (la definizione è di Wikipedia) sono dei filamenti di materiali vetrosi o polimerici del diametro del capello (125 micrometri) in grado di condurre al loro interno la luce. Trovano importanti applicazioni nelle telecomunicazioni, nella diagnostica medica e nell'illuminotecnica. Recentemente le nostre città (non so se ve siete accorti miei cari lettori) sono state oggetto di importanti interventi di cablatura: in alcuni casi il deturpamento del manto stradale è stato lieve, quando la tecnica della micro trincea ha trovato applicazione, in altri invece l'invasione è stata più marcata. I cosiddetti cabinet sono spuntati più o meno ovunque come i classici funghi e ciascun operatore del campo ha pensato bene di sviluppare una propria rete in fibra. La tecnologia ottica consente di ottenere capacità trasmissive nell'ordine delle centinaia di MegaBit per secondo, tali da permettere la trasmissione del segnale tv via cavo. L'ammodernamento della rete di telecomunicazioni si inserisce nel quadro disegnato dalla Commissione Europea nel 2010 con la pubblicazione dell'Agenda Digitale, che è una delle sette iniziative principali della più ampia strategia EU2020. Attualmente lo stato di cablatura del nostro territorio si trova nella fase FTTC (ovvero Fiber To The Cabinet): la fibra dalla locale centrale telefonica raggiunge la cabina stradale e l'ultimo miglio è ancora coperto dal famoso doppino in rame. L'evoluzione punterebbe ad una maggiore penetrazione della fibra ottica: con la FTTB (fiber to the building): fino all'edificio e FTTH (fiber to the Home): fino alla casalinga presa telefonica. In realtà la strategia governativa, oggetto di pubblica consultazione (conclusasi qualche mese fa), favorirebbe la convergenza delle diverse tecniche trasmissive comprendenti quelle radio e satellitari, in particolare queste ultime troverebbero impiego nelle aree del Paese in cui la conformazione geomorfologica renderebbe svantaggioso economicamente la posa del cavo. La maggiore disponibilità di banda dovrebbe favorire la crescita economica e sociale. Intanto le offerte delle connessioni in fibra sono già disponibili tra le maggiori imprese telefoniche ed alcuni produttori di contenuti alla Sky hanno anche già siglato accordi per la diffusione del proprio segnale.

mercoledì 3 giugno 2015

GDO: Grande Distribuzione Organizzata e Farmers' Market

Sul più autorevole quotidiano economico finanziario Italiano (Il Sole 24 ore) di qualche settimana fa, è apparso un breve trafiletto, che ha attirato la mia attenzione. Il titolo: Se i consumatori bocciano la Gdo, sottotitolo: modello in difficoltà. Nel suo articolo l'autore rilevava la crisi profonda dei consumi e del suo effetto negativo esteso anche al moderno modello distributivo: quello della grande distribuzione organizzata ed evidenziava altresì che da un paio d'anni a questa parte si è registrata una progressiva diminuzione della superficie totale di vendita del settore tradottasi nella chiusura di alcuni supermercati con lo scoppio della conseguente crisi occupazionale collegata. Questo mi ha dato lo spunto per approfondire il tema e grazie alla pubblicazione occasionale della Banca d'Italia nella collana Questioni di Economia e Finanza intitolata: “La Grande distribuzione e l'industria alimentare in Italia” - marzo 2012 - ho potuto trarre alcuni elementi utili ad inquadrare il modello di attività commerciale. La pubblicazione comincia la trattazione dell'argomento dall'analisi e dalla tipologia di imprese produttrici alimentari e del loro contributo in termini occupazionali e di valore aggiunto all'intero comparto manifatturiero dell'industria Italiana. L'alimentare (i dati sono del 2007) rappresenta un valore aggiunto dell' 8,9%, sul fronte occupazionale l'apporto è del 10,3% ed il numero d'imprese sono il 13% del totale di settore. La maggior parte di esse (il 92%) risulta essere micro o piccola impresa, composta cioè dall'imprenditore e da 1 a 9 addetti. L'analisi prosegue analogamente sulla distribuzione al dettaglio e segue con un focus sugli operatori della Grande distribuzione Organizzata. Il modello organizzativo prevede l'aggregazione in Centrali di acquisto per avere maggiore potere negoziale con i produttori, che stilano accordi quadro entro i cui perimetri i singoli componenti potranno poi trattare ulteriori sconti di prezzo. Prima di analizzare la diffusione provinciale di supermercati ed ipermercati alimentari e la totale superficie di vendita da essi occupata sul nostro territorio, è necessario premettere alcune definizioni (ex art. 4 D.L.vo 114/1998): prima fra tutte quella di superficie di vendita: rappresenta l'area dell'esercizio commerciale occupata da banchi, scaffalature e simili, sono esclusi gli uffici, i magazzini i depositi ecc... La classificazione degli esercizi commerciali avviene in base alle dimensioni di questa superficie: le grandi strutture di vendita (quelle oggetto di questo post), la cui apertura per inciso è condizionata dal parere della Conferenza dei servizi formata da rappresentanti di Regione, Provincia e Comune; hanno una superficie di vendita superiore a 2.500 mq se aperti in comuni con più di 10.000 abitanti, il limite scende a 1.500 mq per comuni con una popolazione residente inferiore. La classifica dei principali soggetti distributivi in Italia stilata su fatturato ed occupati (dati 2010) è guidata da Carrefour con 8,4 mld € e 18 mila lavoratori, seguita da Esselunga: 6,5 mld € il fatturato e 19.273 occupati, al terzo posto si piazza Auchan con una simile quantità di occupati e 5,5 mld di fatturato, Coop Italia (dato aggregato) arriva a 4,8 mld € e poco più di 20 mila impiegati. Nella nostra provincia, quella di Monza e Brianza le Grandi strutture di vendita nel settore alimentare (sup>2.500 mq) sono il Bennet di Brugherio (3.851 mq), quello di Lentate (2.783 mq), il Globo di Busnago (5.736 mq) il Carrefour di Giussano (3.859 mq), quello di Limbiate (con 11.800 mq di superficie di vendita alimentare è il più grande della provincia), gli Esselunga di Lissone (2.865 mq), Macherio (2.733 mq), l'Iper di Monza (4.875 mq) l'Auchan (4.818 mq), il Gigante di Villasanta (3.500 mq) e quello di Usmate Velate (2.628 mq) ed infine le Torri Bianche di Vimercate con 3.000 mq per un totale Provinciale di 52.448 mq di superficie di vendita di prodotti alimentari: l'equivalente di 5 campi da calcio.
L'alternativa a questo modello d'acquisto, è rappresentata dal mercato del contadino, mutuato dall'inglese Farmers' Market, più noto in Italia con il marchio Campagna Amica di Coldiretti, qui sono direttamente i produttori (generalmente del territorio) che con una forma di commercio itinerante (come per gli storici mercati di paese) propongono in vendita generi alimentari propri, eliminando così l'intermediazione della distribuzione.
In conclusione: lo sviluppo sociale e territoriale può essere condizionato dal modello commerciale che noi consumatori decidiamo di preferire e forse l'affermazione di questi grandi centri è già l'indice di una scelta.

mercoledì 27 maggio 2015

E-commerce, quali diritti per i consumatori digitali

Il commercio elettronico, ovvero l'acquisto di beni e/o servizi via internet, nel nostro Paese vale circa 15 miliardi di euro, divisi esattamente a metà, come affermano i dati stimati dall'Osservatorio B2C Netcomm del Politecnico di Milano, tra l'acquisto di beni e servizi: quest'anno per la prima volta sarà raggiunta la parità tra i due segmenti di mercato. Dal 2007 l'incremento complessivo del comparto commerciale digitale, è stato di tre volte superiore a quello iniziale per quell'anno, si è passati dai 5,032 mld di Euro del 2007 ai 15,038 mld stimati per quest'anno. L'intero periodo ha inoltre registrato un progressivo assottigliamento della percentuale di acquisto dei servizi (prevalente per i 2/3 del totale), iniziato nel 2012, percentuale diminuita fino a raggiungere come detto la prevista parità  per quest'anno. Il vero exploit si è registrato nel settore dell'abbigliamento, il cui contributo all'intero volume di acquisti digitali equivale a 2,2 mld €: il 15% del totale, tiene l'elettronica di consumo ed i grandi elettrodomestici, mentre sul fronte servizi è in flessione il turismo (pacchetti viaggi, biglietti e prenotazioni on-line) ma resistono invece le assicurazioni. Infine la maggior parte delle transazioni avviene sui cosiddetti marketplace alla Amazon, e-Bay, Booking ecc... che rappresentano il 56% del totale dei luoghi d'acquisto virtuali visitati dai consumatori Italiani. Nuove realtà e-com (imprese produttrici e rivenditori specializzati) sono in crescita.
Fino qui la fotografia di questa specifica porzione di mercato in forte espansione, che rappresenta sicuramente un'importante opportunità per il consumatore: sia dal lato della maggiore e/o migliore offerta (si aprono vetrine virtuali su ampie aree geografiche mondiali) che sul fronte economico: si pensi al prezzo ed alla concorrenza implicita nello strumento digitale comparativo; a cui si accompagnano però anche i tipici rischi insiti in ogni trattativa commerciale fisica: la difettosità del prodotto; la difformità da quanto pubblicizzato ecc... Per proteggere i consumatori e riequilibrare parzialmente il potere negoziale tra le due parti contraenti, “mamma” Europa ha pensato bene di armonizzare in tutti e 28 Paesi dell'Unione i diritti consumeristici, in particolare agendo sulla legislazione disciplinante la materia dei contratti a distanza, per esempio innalzando a 14 giorni lavorativi il termine utile per esercitare il diritto di recesso nell'acquisto di un bene o servizio elevabile ad un anno in caso di reticenza informativa del venditore. Per problemi sorti negli acquisti transfrontalieri è possibile contattare il Centro Europeo dei Consumatori. É in distribuzione presso la nostra sede l'utile guida: I diritti dei consumatori on-line pubblicata nell'ambito del progetto Consumatori 2.0 e per tutto il resto siamo a vostra completa disposizione.

mercoledì 20 maggio 2015

L'inflazione e la fiducia dei consumatori

Il quadro economico nazionale dipinto dai dati diffusi periodicamente dall'Istat, disegna un Paese in affanno, fermo, scoraggiato: in declino. L'inflazione langue intorno allo 0,2%. Nel mese di aprile 2015, come rilevato dall'Istituto di statistica con il valore pubblicato lo scorso 13 maggio, l'indice dei prezzi al consumo registra un aumento di quest'entità, mentre la sua proiezione annuale si attesta su una diminuzione dello 0,1% come nei due mesi precedenti: è il quarto mese consecutivo che l'indice generale registra una flessione su base annua. Le cose come detto, non vanno affatto bene, si consideri che tra gli obiettivi della Banca Centrale Europea c'è quello di stabilizzare il parametro inflattivo al 2%, questo valore dell'indice dei prezzi è considerato indicativo di una buona situazione economica e quello registrato nel nostro Paese è di dieci volte inferiore. Secondo l'Istat questa persistente diminuzione sarebbe dovuta al calo dei prezzi di beni energetici, di trasporti e delle comunicazioni. L'elaborazione degli indici dei prezzi al consumo: il Nic (relativo all'intera collettività) il Foi (per i consumi registrati dalle famiglie di operai ed impiegati) e l'Ipca (armonizzato per i Paesi Europei), avviene su rilevazioni territoriali di prezzo dei beni e dei servizi riuniti in uno specifico paniere. Sono 80 i comuni che concorrono alla rilevazione territoriale dell'indice: 19 capoluoghi di regione e 61 capoluoghi di provincia.
La fiducia dei consumatori assume come base di partenza il valore 100 del 2010 e l'ultimo dato disponibile di aprile 2015 diminuisce a 108,2 dal mese precedente in cui era 110,7. Il generale clima di fiducia dei consumatori espresso anche dai sotto indici che lo compongono: quello economico, personale, corrente e futuro registrano una generale diminuzione: i consumatori Italiani sono sfiduciati: ritengono che l'attuale stato di salute economico sia precario. L'indice viene determinato sottoponendo a 2000 abbonati sorteggiati dall'elenco telefonico e selezionati uniformemente su base territoriale, una serie di domande attraverso le quali possano esprimere il loro giudizio sulla situazione economica della famiglia, le opportunità di risparmio attuali e future, la propensione all'acquisto di beni durevoli e giudizi sul bilancio familiare. Si respira il clima di una crisi che dura ormai dal 2007 e da cui il nostro Paese stenta ad uscirne. Per maggiori approfondimenti sul tema vi rimando al sito Istat dove gli appassionati di statistica potranno soddisfare tutte le loro curiosità.

mercoledì 13 maggio 2015

Privacy e telefonate indesiderate

Le moderne strategie di Marketing, attuate dalle aziende, si basano oggi sulla raccolta e l'analisi dei dati: dei cosiddetti Big Data, ovvero di quella mole d'informazioni che parte dai nostri dati anagrafici e raggiunge elementi di profilazione e catalogazione basati sui nostri gusti alimentari, musicali, cinematografici ecc... Di per sé la raccolta e la collezione di queste informazioni non è dannosa, ma è l'uso che l'azienda ne farà che potrà risultare fastidiosa per il cliente e ripercuotersi negativamente sulla sua attività promozionale. Noi tutti almeno una volta abbiamo sperimentato sulla nostra pelle l'invadenza e l'inopportunità di certe telefonate commerciali che dalla proposta di adesione ad un nuovo contratto di fornitura energetica, arrivano alla vendita di vini e surgelati. Spesso questi astuti call-center raccolgono i numeri telefonici dei malcapitati dagli elenchi pubblici e a meno che l'utente pubblicato non si sia iscritto nel Registro Pubblico delle Opposizioni, subirà le fastidiose vessazioni dalle più disparate offerte commerciali. Qualche altra volta è il consumatore che più o meno consapevolmente conferisce all'impresa volontariamente il suo numero di telefono, magari quello mobile, ed in questo caso per ottenere la cancellazione è necessario richiederlo formalmente al titolare del trattamento: la figura giuridica prevista dalla legge deputata proprio a questo compito, chiedendo esplicitamente all'operatore commerciale, attivo dall'altra parte del filo, chi detenga il nostro dato. Segnalazioni e reclami possono essere inoltrati direttamente al Garante per la protezione dei dati personali sul cui sito è possibile consultare l'utile guida da cui ho preso spunto per questo post.

mercoledì 6 maggio 2015

La mediazione e le conciliazioni paritetiche

Il Decreto Legislativo 28 del 4 marzo 2010 dà attuazione all'articolo 60 della Legge numero 69 del 18 giugno 2009, in cui il Parlamento (di allora) delegava il Governo all'emanazione di uno o più decreti attuativi in materia di mediazione e di conciliazione delle controversie civili e commerciali. Lo strumento giuridico prodotto si muove all'interno del quadro tracciato dalla direttiva Europea 52/2008, elaborata dalla Commissione ed adottata dal Parlamento e dal Consiglio dell'Unione Europea con l'intento di risolvere le controversie transfrontaliere in materia civile e commerciale. La mediazione, nelle intenzioni dell'Unione, dovrebbe rappresentare un'efficace e rapida risoluzione delle controversie, alternativa all'ordinario canale giurisdizionale, a cui si potrebbe sempre ricorrere in caso di fallimento della procedura. Due o più parti coinvolte in una controversia deciderebbero volontariamente (vedremo tra breve che in realtà per alcuni ambiti il ricorso alla mediazione è obbligatorio), di risolvere il contenzioso con l'aiuto di un mediatore: la persona che svolge la mediazione in modo efficace, imparziale e competente. Secondo definizione la mediazione è l'attività svolta da un terzo imparziale e finalizzata ad assistere due o più soggetti nella ricerca di un accordo amichevole per la composizione di una controversia, anche con formulazione di una proposta per la risoluzione della stessa. Il percorso che conduce al raggiungimento dell'accordo tra le parti, si snoda privilegiando tutti i loro interessi e tralascia in secondo piano le formalità più strettamente giuridiche: qui l'evidente diversità con il giudizio processuale condotto in punta di diritto. Fin qui gli aspetti teorici che hanno guidato i Legislatori nella formulazione delle norme, ora entriamo più nel dettaglio degli elementi pratici ed attuativi. La condizione di partenza è naturalmente l'esistenza di un conflitto tra le parti (per quanto ci attiene il caso tipico è rappresentato dal consumatore insoddisfatto o leso nei suoi diritti da un'impresa e/o società commerciale). La strada maestra che ciascuno di noi potrebbe legittimamente e costituzionalmente imboccare per vedere rispettati i propri diritti, sarebbe proprio quella della Giustizia. L'opinione diffusa però, suffragata per altro dalle statistiche che certo incidono negativamente anche sul rischio d'impresa e d'investimento, penalizzando così il nostro Paese rispetto ad altre aree economiche, è l'eccessiva durata dei processi civili (la media è decennale per i tre gradi di giudizio ammissibili), per non parlare poi dei costi e dell'aleatorietà intrinseca del giudizio medesimo. Ecco che allora il ricorso alla mediazione potrebbe trovare una più rapida soluzione alla controversia (la durata massima prevista è di 4 mesi), con una potenziale soddisfazione per entrambi i soggetti ricorrenti, e naturalmente con un vantaggioso contenimento dei costi. È il decreto ministeriale 180/2010 che disciplina l'organizzazione e la statuizione degli organismi di mediazione, inserendoli in un apposito elenco gestito dal Ministero della Giustizia, la cui iscrizione degli enti preposti (siano essi pubblici o privati) è vincolata al possesso di specifici requisiti economici ed etici. Rientrano nella condizione di procedibilità, per cui la mediazione è obbligatoria, tra le altre, le controversie in tema condominiale, di locazione, di risarcimento del danno cagionato dalla circolazione di veicoli, i temi bancario assicurativo e finanziario.
Le conciliazioni paritetiche sono invece degli accordi (disciplinati da veri e propri protocolli d'intesa) stipulati tra aziende o loro associazioni rappresentative ed associazioni di consumatori, che si differenziano dalla mediazione perché in queste procedure il terzo imparziale è assente, ma la soluzione viene mediata tra un rappresentante del consumatore (il conciliatore dell'associazione) e quello dell'impresa che hanno spesso seguito un comune iter formativo e che possono così confrontarsi su elementi condivisi. Le più comuni sono quelle in vigore con le aziende telefoniche ed energetiche (guarda l'elenco completo).
Tutto chiaro? Non esitare a contattarci per ogni evenienza.

mercoledì 29 aprile 2015

Consumatori 2.0: le guide informative

Sono disponibili in sede (questo è un velato invito al ritiro: vieni a ritirare la tua copia nel giorno di sportello) le due guide pubblicate nell'ambito del progetto "Consumatori 2.0" Radicamento e Interattività. L'una curata da Confconsumatori e dal titolo: "I diritti dei consumatori online" (anche versioni inglese, francese ed arabo), in cui è possibile approfondire: i nostri diritti di consumatori digitali: quando acquistiamo online; come viene tutelata la nostra Privacy e la sicurezza sul web e quali servizi offre la Pubblica Amministrazione nell'era di internet. L'altra redatta da Unione Nazionale Consumatori sulla Sicurezza Alimentare in cui sono trattati i temi delle contaminazioni alimentari (sia fisiche che chimiche), quali azioni di prevenzione sono attuate da produttori e distributori e quali responsabilità restano in capo al consumatore (per esempio modalità di conservazione e/o cottura) per scongiurare il deterioramento dei cibi; delle patologie connesse all'alimentazione quali: obesità, anoressia, bulimia, ortoressia, drunkoressia e delle allergie ed intolleranze alimentari.
Il progetto è finanziato dal Ministero dello Sviluppo Economico ai sensi del decreto 21 marzo 2013 e realizzato da cinque associazioni di consumatori: Assoutenti; Codacons; Confconsumatori; Movimento difesa del Cittadino e unione Nazionale Consumatori per approfondire...

mercoledì 22 aprile 2015

Mutui e finanziamenti: la sospensione delle rate

Gli strumenti a cui ricorrere per sospendere le rate dei finanziamenti in atto per cause di sopraggiunte difficoltà economiche, come la perdita di lavoro o altro, sono essenzialmente due: Il fondo di solidarietà Mutui prima casa e l'accordo raggiunto lo scorso 31 marzo 2015 tra l'Abi (l'associazione Bancaria Italiana) e dieci Associazioni dei Consumatori e detto moratoria famiglie.
Il Fondo solidarietà Mutui Prima Casa è stato istituito con la legge Finanziaria 2008, che al comma 475 dell'articolo 2, ne ha conferito una dotazione di 10 milioni di euro per ciascun anno 2008-2009. L'operatività del fondo si è interrotta nel biennio seguente per poi riprendere con il decreto Salva Italia (2011) che lo ha rifinanziato con altri 10 milioni di euro per ogni anno del 2012 e 2013. Lo strumento consente la sospensione del pagamento delle rate del mutuo per due volte nell'arco dell'intera durata contrattuale e per un periodo complessivo massimo pari a 18 mesi. Il contratto di mutuo così sospeso e le garanzie ad esso collegate, si prorogano per un periodo equivalente a quello della sospensione. Al termine del beneficio, il pagamento delle rate riprenderà secondo i termini e gli importi originariamente statuiti. Per accedere al fondo è necessario però possedere alcuni requisiti previsti dal Decreto Ministeriale n.37 del febbraio 2013 (il Ministero in questione è quello delle Finanze con il suo dipartimento del Tesoro) che ha modificato il precedente del 2010. Innanzitutto il contratto di mutuo da sospendere deve essere quello stipulato per l'acquisto dell'abitazione principale, l'importo non deve superare i 250 mila euro, dev'essere in ammortamento da almeno un anno ed il mutuatario deve possedere un ISEE fino a 30 mila euro. La sofferenza nel rimborso delle rate: ovvero lo stato di morosità nel ritardo dei pagamenti non deve superare i 90 giorni consecutivi e la sospensione è concessa solo se nei tre anni precedenti alla richiesta si è verificato almeno uno dei seguenti eventi spiacevoli : la perdita del lavoro; sopraggiunta invalidità o morte del mutuatario. Tutti i dettagli operativi: come compilare la domanda; quali documenti allegare e come inoltrarla sono ben illustrati sul sito Consap (la concessionaria pubblica affidataria della gestione del fondo) a cui vi rimando per tutti gli approfondimenti del caso.

L'accordo Abi – Associazioni dei Consumatori implementa (anticipandola) la disposizione normativa prevista dal comma 246 della Finanziaria 2015 (Legge di Stabilità) in cui per consentire di allungare il piano di ammortamento dei mutui e dei finanziamenti per le famiglie e le micro, piccole medie imprese; i Ministeri delle Finanze e dello Sviluppo Economico concordano, con i rappresentanti degli attori economici suddetti, tutte le misure necessarie a permettere la sospensione del pagamento della quota capitale delle rate per gli anni dal 2015 al 2017. L'accordo ricalca nei requisiti quelli previsti dal Fondo di solidarietà per gli spiacevoli eventi: quindi perdita del lavoro; sospensione o riduzione dell'orario (Cassa Integrazione) ed invalidità o morte del debitore. I finanziamenti sospendibili sono quelli rientranti nella fattispecie del Credito al Consumo con durata superiore a 24 mesi e per cui il ritardo del pagamento non superi i 90 giorni. Il meccanismo del provvedimento prevede la sospensione della quota capitale costituente la rata (saranno pagati gli interessi previsti), per una sola volta nell'intera vita contrattuale del finanziamento e per un periodo massimo di 12 mesi da qui al 31 dicembre 2017. La sospensione allungherà la durata del processo di ammortamento. L'operatività pratica è però ancora in definizione: mancano i moduli di presentazione della domanda e l'iter della procedura, che saranno il frutto di un tavolo tecnico istituito nel progetto Trasparenza Semplice, così assicurano i firmatari dell'accordo.

mercoledì 15 aprile 2015

Automobile: tra sicurezza ed inquinamento

Nella consueta rubrica mensile dedicata ai trasporti, questa volta parleremo della circolazione su strada con l'automobile e di come l'immarcescibile Unione Europea abbia armonizzato in tutti e 28 i paesi aderenti, le caratteristiche tecniche che i veicoli a motore devono possedere per essere omologati ed immatricolati nel continente. La strategia normativa punta a coniugare lo sviluppo sostenibile dell'industria automobilistica (che contribuisce per il 3% al Pil Europeo e rappresenta un settore chiave dell'intera economia) con la costante esigenza di progresso in materia di sicurezza e tutela dell'ambiente. Il Regolamento Europeo 661/2009 disciplina la sicurezza generale dei veicoli a motore e prevede, in sintesi, che i veicoli di categoria M (quelli dedicati al trasporto di passeggeri, nella cui classe 1 rientra l'automobile – M1) siano dotati di un sistema elettronico di controllo della stabilità, di indicatori di cambio di marcia e di un sistema di controllo della pressione degli pneumatici. Pneumatici che devono soddisfare specifici requisiti relativamente all'aderenza sul bagnato, alla resistenza ed alla rumorosità durante il rotolamento. La sicurezza dei passeggeri è garantita da norme disciplinanti i componenti e le entità tecniche dei veicoli come le citure di sicurezza ed i sistemi di ritenuta per i bambini. Sul fronte ambientale la riduzione delle emissioni inquinanti dei veicoli leggeri: quali gli ossidi di azoto gli idrocarburi incombusti, il particolato ed il monossido di carbonio, è normata dal regolamento (CE) 715/2007 che fissa i limiti di emissione per la norma Euro 5 ed Euro 6 degli inquinanti detti, in particolare prevede per i motori a benzina il limite di 1000 mg/km per il CO e di 60 mg/km per gli NOx ecc...La norma Euro 5 era applicabile dal I settembre 2009 per le nuove omologazioni e dal I gennaio 2011 per l'immatricolazione e la vendita, mentre la Euro 6 dal I settembre 2014 e dal I settembre 2015 per la vendita. Dopo tale data infatti i nuovi veicoli immatricolati e venduti dovranno contenere le emissioni nocive entro i limiti previsti dalla Euro 6. Per avere un'idea di quale sia la consistenza e la qualità (l'anzianità dall'anno di prima immatricolazione), del parco autovetture immatricolate in Italia, si può consultare la sezione dedicata agli studi e ricerche del sito Aci ed allora emerge che solo nella nostra provincia (quella di Monza e Brianza) al 31 dicembre 2014 erano censite 523.673 auto su 37.080.753 totali circolanti in Italia. In relazione alla fasce di azianità (qui il dato è riferito al 31 dicembre 2011) ed è Regionale, delle 5.875.403 automobili Lombarde, 439.870 (il 7,5% del totale) aveva più di vent'anni mentre quelle nuove (per allora: era la fine del 2011 ndr) erano 344.860 (il 5,9%), assestando un valore medio di circa 8 anni. Ovvero il parco auto circolante in Lombardia è mediamente conforme alla direttiva Euro 4 (il riferimento è circoscritto alle sole autovetture). L'argomento è ampio: entrerebbero in gioco i dati sull'incedentalità, sulla sicurezza delle strade e sulla disciplina degli automobilisti. Se è la tecnica a rendere sicuri i veicoli, purtroppo la loro pericolosità è ancora enormemente influenzata dai comportamenti umani: da quell'umanità che poggia le mani sul volante.

mercoledì 8 aprile 2015

Tariffe energetiche in calo anche nel II trimestre, breve guida su come orientarsi nella scelta del venditore energetico nel mercato libero

L'appuntamento trimestrale fisso sarà questo: l'aggiornamento periodico delle tariffe energetiche: il costo di elettricità e gas, fissato ogni tre mesi dall'Autorità per l'energia elettrica il gas ed il sistema idrico (AEEGSI), applicato ai clienti del mercato tutelato. Anche in questo secondo trimestre: dal I aprile al 30 giugno 2015 (così come nel primo), assisteremo ad una diminuzione dei costi energetici. Stimata in un risparmio complessivo di 75 euro, spalmati sull'intero anno scorrevole (dal I luglio 2014 al 30 giugno 2015). Registreremo un calo dell'1,1% della tariffa elettrica, che costerà 0,18516 €/Kwh per l'intero trimestre, determinando così una spesa media per il cliente domestico tipo (potenza impegnata di 3 Kw e consumo annuo di 2.700 Kwh) pari a 510 €, con un risparmio di circa 6 €. Più consistente sarà invece la diminuzione del costo del gas, che scenderà del 4% attestandosi sul prezzo di 0,7846 €/m3 determinando una spesa media (il riferimento è sempre al cliente tipo che consuma 1.400 m3/anno) di 1.135 € con un risparmio di 70 € sull'anno scorrevole precedente.
Queste tariffe rappresentano inoltre i termini di paragone a cui devono riferirsi i venditori di energia del mercato libero quando propongono le proprie offerte. Tra le informazioni precontrattuali da fornire al nuovo potenziale cliente c'è la scheda di confrontabilità: un'informativa fondamentale indispensabile alla sintetica valutazione, da parte del consumatore, della convenienza economica dell'offerta proposta. Qui sottoforma di tabella possiamo confrontare la spesa annua, stimata per le diverse fasce di consumo, nel segmento di mercato tutelato (le tariffe sono quelle stabilite dall'Autorità) con quella del mercato libero definita dall'offerta considerata. Le tipologie di offerte proposte dagli operatori, si possono raggruppare in due macro categorie: quelle con lo sconto applicato alle condizioni economiche dell'Autorità e quelle a prezzo fisso e costante per l'intera durata contrattuale (generalmente variabile  tra uno o due anni). Nell'elettricità, la scelta può essere infine guidata dalle abitudini di consumo, che può far propendere per una scelta di tariffazione bi- o mono- oraria.
Dal I gennaio 2018, secondo le intenzioni Governative espresse nel Disegno di Legge Concorrenza (quello che ha fatto insorgere tassisti, notai e farmacisti), il mercato energetico sarà completamente liberalizzato, con buona pace delle tutele dei consumatori, che saranno messe a dura prova dall'adozione delle consuete pratiche commerciali scorrette (vedi alla voce cartelli tariffari, contratti non richiesti e bollette pazze) attuabili dai venditori più spregiudicati. Il dibattito è aperto. Contattaci per il tuo check-up energetico.

lunedì 30 marzo 2015

Assemblea Annuale dei soci 2015

CONFCONSUMATORI
FEDERAZIONE PROVINCIALE DI MONZA E BRIANZA
L'assemblea annuale degli associati è convocata nella sede sociale di via Correggio, 59 c/o la Casa del Volontariato, giovedì 16 aprile ore 12, ed in seconda convocazione Giovedì 16 aprile alle ore 16,00.
Ordine del giorno:
  • relazione del Presidente sull'attività svolta;
  • approvazione rendiconto economico-finanziario annuale;
  • varie ed eventuali.
Raul Goffo
il Presidente

I consumatori e le loro Associazioni


In questo articolo richiamerò l'importanza del ruolo di consumatore che rivestiamo costantemente durante la nostra vita politico-economica e quale vantaggio possa derivare dall'organizzarsi in associazioni. Lo strumento legislativo di riferimento è il Codice del Consumo (D.L.vo 206/2005) in cui è stato ordinato armonicamente tutto (o quasi) il diritto consumeristico Italiano. Prima la disciplina dei rapporti di consumo era frammentata nella normativa dello specifico settore, che recepiva disordinatamente le varie direttive Europee. Ora, dopo la pubblicazione di questa importante opera, possiamo avere raggruppato in un unico testo il quadro completo dei nostri diritti di Consumatori: dalla pubblicità alla corretta informazione; dalle pratiche commerciali aggressive alle clausole vessatorie; dalla disciplina in materia di multiproprietà e di turismo organizzato, alla garanzia post vendita dei beni di consumo. È l'articolo 3 del Codice del Consumo che ci definisce: il consumatore o l'utente è la persona fisica che agisce [economicamente] per scopi estranei all'attività imprenditoriale o professionale eventualmente svolta e gli riconosce uno specifico ruolo all'interno del mercato. Mi perdoneranno gli esperti economisti per la rude semplificazione: il mercato potremmo definirlo come il luogo (sia esso fisico o virtuale) d'incontro della domanda e dell'offerta (di beni e di servizi), esplicitate dal Consumatore e dall'Imprenditore rispettivamente, ed è regolato da un terzo soggetto (il Legislatore) il cui scopo è quello di equilibrare le forze in gioco. Lo spazio d'azione è attualmente quello Europeo ed ecco spiegato il perché l'attività di regolazione sia condotta dal massimo livello legislativo riconosciuto, che legifera per armonizzare i diritti dei Consumatori in tutti e 28 i paesi dell'Unione Europea. Qualche volta capita che tali diritti siano lesi ed agire da soli per ottenere giustizia può rivelarsi in molti casi costoso e dall'esito imprevedibile. Perciò risulta vantaggioso e conveniente organizzarsi ed associarsi (et voilà ecco servite le Associazioni di Consumatori) in modo da condividere i saperi e le professionalità di ciascun consumatore ed acquisire così maggior potere negoziale ed autorevolezza. La costituzione di questi organismi (le Associazioni), la loro rappresentatività ed il loro riconoscimento all'interno del Consiglio Nazionale dei Consumatori e degli Utenti(CNCU), sono disciplinate dagli articoli 136 e seguenti del Codice del Consumo e dai regolamenti Ministeriali attuativi. Hanno come scopo statutario esclusivo la tutela dei diritti e degli interessi dei consumatori e degli utenti, attualmente sono ben 19 quelle attive e riconosciute nel Consiglio Nazionale tra cui la nostra, che ha come forma organizzativa quella federata: la Confederazione Nazionale è il risultato della federazione di associazioni provinciali (i nuclei basali) a loro volta costituite all'interno del livello Regionale. Nessun finanziamento pubblico diretto è erogato alle Associazioni dei Consumatori, che sopravvivono grazie al prezioso impegno di collaboratori spesso volontari, delle quote associative erogate dagli aderenti ed attraverso l'attuazione di progetti informativi finanziati dal Mse e dalle regioni con i proventi delle sanzioni irrogate dall'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. Sostieni la nostra attività con una donazione o rinnova la tua quota associativa, fai un bonifico sul nostro conto corrente IBAN: IT56 E076 0101 6000 0101 4815 409 intestato a Confconsumatori Federazione Provinciale di Monza e Brianza.

mercoledì 25 marzo 2015

Efficienza energetica: obiettivo 20-20

Per migliorare l'efficienza energetica nei Paesi dell'Unione Europea ed introdurre i conseguenti benefici ambientali economici e sociali, indispensabili ad uno sviluppo sostenibile dell'area, la Commissione, il Parlamento ed il Consiglio Europei, hanno adottato la direttiva n.27/2012, che attraverso tre principali linee guida si pone l'obiettivo di aumentare del 20% l'efficienza energetica nella produzione e nei consumi di energia dai livelli registrati nel primo decennio del 2000 al traguardo del 2020. Sul lato della produzione si prevede l'introduzione e la diffusione d'impianti di cogenerazione: elettricità e calore e l'implementazione di reti di teleriscaldamento e raffreddamento. Mentre sul fronte del consumo s'incentivano i miglioramenti del patrimonio edilizio con gli edifici pubblici a condurre primariamente il processo innovativo ed una generale diffusione tra i consumatori di informazioni per una maggiore consapevolezza nell'uso dell'energia. Nel nostro Paese è il decreto legislativo 52 del 2014 a recepire gli obiettivi Europei ed in esso si traccia la rotta per raggiungere lo scopo con l'indispensabile coinvolgimento di enti locali ( le Regioni) istituzioni pubbliche tecniche come l'ENEA, l'Autorità dell'energia ed i Ministeri dello Sviluppo Economico e dell'Ambiente e naturalmente le associazioni d'imprese e di consumatori. Il principale meccanismo per il finanziamento di questi buoni propositi, soprattutto per il miglioramento dell'efficienza energetica negli edifici, sembra essere quello della detrazione fiscale, che il Governo ha prorogato fino al 31 dicembre 2015 con l'ultima legge finanziaria, e che prevede la detrazione fino al 65% della spesa sostenuta, spalmabile su dieci anni di dichiarazione, per gli interventi finalizzati a diminuire il fabbisogno energetico degli immobili. Azioni che possono interessare l'involucro dello stabile (coibentazione delle pareti, infissi vetri ecc..) e/o l'impianto termico e la rete distributiva comune. I risparmi derivanti da queste innovazioni, in concorso con gli incentivi pubblici ed il coinvolgimento d'istituti finanziari e di esperti nei servizi energetici come le ESCO e gli audit energetici (qui l'impulso occupazionale), renderanno il processo innovativo  autofinanziato ( sul lungo periodo: almeno nell'ordine di un decennio) innescando l'avvio di un circolo virtuoso. Anche la recente modifica delle norme in materia di condominio (il riferimento è alla modifica del codice civile di giugno 2013) ha semplificato le maggioranze assembleari necessarie alla deliberazione di innovazioni condominiali volte all'efficientamento energetico del condominio, riducendole alla semplice maggioranza: maggioranza dei millesimi di proprietà coniugata con la maggioranza degli intervenuti nell'assise. Per tutti gli approfondimenti sull'argomento vi rimando all'utilissimo sito dell'ENEA. Il fattore tempo è adesso determinante: solo un lustro ci separa dalla deadline fissata al 2020 e ciascuno dovrà fare la sua parte per non mancare l'obiettivo.