mercoledì 20 giugno 2018

Open Meter Plan: la sostituzione dei contatori elettrici


E-distribuzione S.p.a, la società del gruppo Enel, che gestisce 32 milioni di utenze elettriche sul territorio Nazionale, ha iniziato la campagna di sostituzione dei contatori elettrici teleletti di prima generazione (1G), installati 17 anni fa, con quelli di seconda generazione (2G). Questi permetteranno di migliorare le prestazioni di fornitura energetica della rete e di monitorare più precisamente e dettagliatamente i consumi elettrici svolti, con la finalità di aumentare l'efficienza energetica generale del sistema.
La direttiva Europea sul tema del risparmio energetico e del miglioramento dell'efficienza nell'uso che facciamo dell'energia, la 2012/27 UE, recepita nel nostro ordinamento con il Decreto Legislativo 102/2014, ha previsto che l'Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente (ARERA), individui le modalità con cui le imprese distributrici, nella loro qualità di esercenti l'attività di misura, dovranno fornire ai consumatori di energia elettrica, gas, teleriscaldamento, teleraffreddamento, ed acqua calda per uso domestico, contatori di fornitura che riflettano con precisione il consumo effettivo, il tempo effettivo di utilizzo dell'energia e le relative fasce temporali.
Con la delibera 222 del 6 aprile 2017 ARERA ha approvato il piano di messa in servizio dei sistemi di smart metering 2G presentato da e-distribuzione, che nell'arco di 8 anni s'impegna a sostituire i misuratori installati con quelli di nuova generazione. Attualmente il tasso di sostituzione varia tra le diverse regioni: Piemonte; Veneto; Emilia Romagna; Lazio; Puglia; Campania; Calabria e Sardegna sono nello stadio più avanzato: il tasso di sostituzione è compreso tra il 10 ed il 20% delle utenze elettriche servite, mentre nel resto della penisola non si supera il 10%.
I vantaggi derivanti dall'installazione del nuovo contatore saranno per tutti gli attori della filiera del sistema elettrico. I consumatori potranno conoscere con maggiore dettaglio i prelievi giornalieri di energia e l'effettiva potenza assorbita da tutti i dispositivi elettrici ed elettronici ogni 15 minuti, ridurre le fatture basate sui consumi energetici stimati, causa spesso di contenziosi in fase di conguaglio, e ottenere l'attivazione, la modifica o la cessazione della fornitura con il proprio venditore in modo più immediato. I fornitori di energia elettrica miglioreranno le loro performance verso i clienti finali a cui potranno garantire un migliore grado di soddisfazione del servizio riducendo i tempi per gli adempimenti burocratici in caso di cambio fornitore e maggiore precisione nell'emissione delle fatture. Inoltre le potenzialità del nuovo contatore consentiranno di calibrare le offerte economiche per la fornitura di energia elettrica sul profilo di consumo proprio di ciascun utente e integrare la domotica casalinga.

mercoledì 6 giugno 2018

Iliad, il nuovo operatore di telefonia mobile


Il 29 maggio 2018 l'operatore francese di telefonia è sbarcato in Italia. La sua offerta, che si propone di rivoluzionare il mercato Italiano, afflitto, secondo l'azienda, da un'atavica assenza di trasparenza nei costi applicati ai consumatori e da un alone di sospetto sul possibile cartello commerciale attuato dagli operatori e su cui starebbe indagando la preposta Autorità; risulterebbe molto conveniente per gli utenti. Al costo di 5,99 euro al mese (più 9,99 € di una tantum per l'acquisto della Sim), per il primo milione di sottoscrittori, iliad offre minuti e sms illimitati, 30 gigaByte di traffico dati su rete 4G+ e altri servizi come la segreteria telefonica e le telefonate verso 60 paesi esteri tra cui gli Stati Uniti.
La rete mobile utilizzata per la fornitura del servizio offerto da Iliad Italia S.p.a, deriva dall'acquisizione di alcuni siti dismessi da Wind-Tre, che a seguito della fusione aziendale del I settembre 2016, ha dovuto liberare spettri di banda radio per ragioni concorrenziali. Fino a quando Iliad non avrà costruito la propria rete mobile si appoggerà a quella esistente di Wind-Tre, perciò la copertura del segnale garantita sul territorio sarà quella ufficializzata dall'azienda, che di certo non brilla per affidabilità.
L'evoluzione del mercato tariffario Italiano dei servizi di telefonia mobile, ha visto nell'ultimo anno, secondo un'analisi pubblicata dal sito SosTariffe, un generale aumento nei gigabyte offerti nelle tariffe “all inclusive”, che sono aumentati da 3 a 5 mentre è diminuito il numero di sms gratuiti, ma il prezzo medio applicato è rimasto fisso sui 12 euro. Siamo molto lontani dalle tariffe che Iliad con il suo marchio Free Mobile offre in Francia, che se paragonate alle medie di quelle Italiane segnano una differenza abissale: il canone di FreeMobile sarebbe del 22% inferiore a quello medio dei provider Italiani e li batterebbe anche sulla quantità di traffico dati offerto in cui li supererebbe di ben 9 volte.
Infine la qualità del segnale mobile possiamo valutarla consultando lo strumento dell'Agcom: MisuraInternetMobile, che consente graficamente di ottenere l'informazione su di una porzione però limitata di territorio Nazionale: le principali città Italiane (i capoluoghi di regione e qualche capoluogo di provincia). Le campagne di misurazione sono in corso di implementazione e rappresenterebbero un utile criterio di valutazione e classificazione degli operatori mobili basata proprio sulla qualità del servizio offerto, su cui il consumatore potrebbe orientare la sua scelta.

mercoledì 30 maggio 2018

Cosa sono i PIR (piani individuali di risparmio)?


I piani di risparmio a lungo termine, definiscono una particolare classe di strumenti finanziari che deve rispondere a specifiche caratteristiche definite dalla legge. La norma che ha introdotto questa singolare categoria d'investimento, già diffusa in Francia e nel Regno Unito, è la Legge di Bilancio (Finanziaria 2017) dell'11 dicembre 2016: la numero 232. L'articolo di riferimento è il primo e i commi da considerare vanno dal 100 al 114.
Nella sostanza, gli strumenti finanziari PIR compliance (conformi), possono essere anche quote di fondi, ovvero per dirla tecnicamente: quote di organismi di investimento collettivi del risparmio (OICR), residenti nel territorio dello Stato o in Stati dell'Unione Europea o ancora che aderiscano all'accordo sullo spazio economico Europeo. Questi organismi dovranno investire almeno il 70% del loro attivo in strumenti finanziari (azioni; obbligazioni ecc...) emessi da imprese residenti nel territorio dello Stato o di appartenenti alla Ue o aderenti allo Spazio Economico Ue. Sono valide anche soluzioni di investimento affidate a società di gestione del risparmio amministrato.
Il beneficio per l'investitore è essenzialmente fiscale; infatti se egli mantiene vincolato il patrimonio impiegato, che non potrà superare i 30.000 euro per anno solare (fino a un massimo di 150.000 per l'intera durata dell'investimento), per 5 anni, andrà esente dall'imposizione sui redditi da capitale (aliquota al 26%).
Originariamente la norma, poi modificata dalla legge di bilancio seguente (la Finanziaria 2018), prevedeva un'ulteriore limitazione alla libertà di scelta degli strumenti finanziari su cui investire; infatti di quel 70% investito in imprese nostrane, almeno il 30% doveva essere impiegato per acquisire azioni emesse da piccole e medie imprese: ovvero quelle quotate in segmenti di mercato finanziario diversi dal Ftse Mib, quali per esempio il Mid e lo Small Cap e l'Aim di Piazza Affari. Con l'intento politico di dare slancio ad un canale di finanziamento alternativo a quello bancario per le piccole e medie imprese e di rilanciare il ciclo economico.
I dati sullo stato di diffusione dei Pir, ci derivano da una ricerca svolta da Assogestioni (l'associazione che rappresenta le società di gestione del risparmio), relativa al primo anno di commercializzazione (2017) di questi strumenti finanziari e pubblicata in occasione dell'edizione di aprile del Salone del Risparmio. Da essa emerge che in un anno i Pir hanno raccolto 11 miliardi di euro, portando a quota 15,8 miliardi totali l'intero patrimonio a fine 2017 (nel conteggio sono compresi strumenti pre-esistenti al varo della norma). La quota investita in Pmi è pari al 43% (6,8 miliardi) mentre rimane ancora bassa la parte (2 miliardi) investita in obbligazioni di piccole imprese, prevale l'acquisto di emissioni di grandi società.
L'attenzione va tenuta alta sulle commissioni di gestione e sulla scarsa diversificazione, che possono rappresentare i due elementi sfavorevoli per l'investitore.

mercoledì 23 maggio 2018

Il prezzo dei carburanti


I mezzi di trasporto pubblici e privati che congestionano il traffico delle nostre città e contribuiscono all'inquinamento dell'aria respirabile con l'immissione in atmosfera del micidiale particolato e di tutti i gas serra che influenzano pericolosamente i cambiamenti climatici, si muovono grazie alla combustione dei prodotti petroliferi. Essi derivano, semplificando, dall'attività di raffinazione del petrolio e comprendono, per citare i più diffusi: la benzina senza piombo; il gasolio per auto; il GpL e il gasolio da riscaldamento. Conseguentemente il loro prezzo è strettamente correlato alle quotazioni internazionali della materia prima da cui derivano.
La struttura del prezzo alla pompa distributrice si compone di tre voci di costo: il prezzo del prodotto raffinato (benzina, gasolio ecc...); l'accisa e l'Iva. La tanto vituperata accisa (dal latino accidere: “cadere sopra”) è un'imposta applicata sulla produzione e vendita di alcuni prodotti di consumo e incide attualmente sul prezzo finale di un litro di benzina per più del 40%. L'ammontare di questa tassa indiretta (che paga il produttore scaricandola sul consumatore finale), è determinato da provvedimenti legislativi ed attuato dal Direttore dell'Agenzia delle dogane. L'ultimo aggiornamento risale al 9 agosto 2012 quando per dare attuazione alla legge di bilancio (finanziaria 2012: la prima targata Monti), il direttore dell'agenzia delle dogane, al fine di reperire un gettito di 65 milioni di euro, stabilito dalla legge, ha aumentato il valore dell'accisa per la benzina a 0,7284 €/litro e per il gasolio a 0,6174 €/litro. Il precedente valore di costo era rispettivamente 0,413 €/litro per la benzina senza piombo e 0.016 €/litro per il gasolio di autotrazione (D.L.vo 504/1995).
Sono previsti infine ulteriori imminenti ritocchi verso l'alto: è la finanziaria per il 2015 (la prima emanata dal governo Renzi) a prevederli: con decorrenza I gennaio 2018. La pubblicazione della determinazione del direttore dell'Agenzia delle Dogane e Monopoli (ancora attesa), fisserà il valore delle accise su benzine e gasoli usati come carburanti, in modo da ottenere maggiori entrate per almeno 350 milioni di euro e così anche per gli anni successivi; prepariamoci quindi ad un ulteriore aumento dei prezzi.
Il Ministero dello Sviluppo Economico, in forza dell'articolo 51 della legge 99 del 2009 e dei relativi provvedimenti attuativi (l'ultimo Decreto Ministeriale è del 17 gennaio 2013), che obbliga i gestori di tutti gli impianti di distribuzione di carburante dell'intera rete stradale nazionale a comunicare settimanalmente i prezzi dei prodotti petroliferi venduti; monitora il mercato dei carburanti e fornisce un utile strumento di osservazione e comparazione dei prezzi consultabile dall'apposita applicazione OsservaPrezzi. Inoltre pubblica, sul sito web istituzionale, ogni lunedì, il prezzo medio nazionale dei prodotti petroliferi rilevati la settimana precedente, suddividendolo per le tre componenti che lo formano: il prezzo industriale (variabile e direttamente collegato alle quotazioni dell'oro nero); l'accisa e l'iva. Da questi dati statistici si può rilevare, da una prima e superficiale lettura, un costante e progressivo aumento del prezzo dei carburanti almeno dalla fine di febbraio 2016 quando per un litro di benzina si pagava 1,361 euro/litro contro l'1,623 euro/litro di lunedì 21 maggio 2018 (ancora lontano per fortuna da 1,878 euro/litro registrato il 17 settembre 2012), in cui l'accisa pesa per 0,728 euro/litro.

mercoledì 25 aprile 2018

La prescrizione biennale dei consumi idrici ed energetici


La legge di bilancio dello stato (2018) la numero 205 del 27 dicembre 2017 al comma 4 del suo articolo 1, prevede che nei contratti di fornitura del servizio idrico, di energia elettrica e gas, il diritto a riscuoterne il corrispettivo si prescriva in due anni e non più in cinque come dettato dall'articolo 2948 del Codice Civile. Questo nuovo termine di prescrizione, in vigore dal I marzo 2018 per il settore elettrico, si applica ai contratti stipulati tra i consumatori, le microimprese e i professionisti con i venditori energetici, e da questi ultimi con i loro distributori. Al successivo comma 10, dell'articolo 1 della legge finanziaria, si specifica che la prescrizione biennale si applica, come detto, alle fatture elettriche la cui scadenza è successiva al primo marzo 2018, mentre per quelle del settore gas dal I gennaio 2019 e per quelle del sistema idrico dal I gennaio 2020.
L'implementazione di questa disposizione normativa, è stata affidata all'Autorità di regolazione per Energia Reti e Ambiente (ARERA), che con la sua delibera del 22 febbraio 2018: la 97/2018/R/com, ha dato attuazione al dettato legislativo. In dettaglio ha precisato che la prescrizione biennale decorre dal termine entro cui l'esercente il servizio (il venditore) ha l'obbligo di emettere il documento di fatturazione, ovvero entro il termine di 45 giorni dall'ultima data di consumo esposta in bolletta. Inoltre il venditore dovrà informare il cliente sulla possibilità di eccepire la prescrizione del credito relativo a importi che il venditore avrebbe dovuto fatturare più di due anni prima (nei casi di rilevanti ritardi); e del diritto a non versare importi fatturati relativi a rettifiche di misure di periodi superiori a due anni.
Lo scopo di questo provvedimento legislativo è quello di proteggere alcune categorie di soggetti: consumatori domestici e imprese di minima dimensione, dal rischio di vedersi fatturate le cosiddette maxi bollette ossia vedersi richiedere importi molto superiori al consueto derivanti: dal blocco della fatturazione; da rettifiche di misurazione e conguagli comunicati in ritardo o dalla totale assenza di letture del misuratore. Il nuovo termine di prescrizione biennale dovrebbe migliorare l'efficienza dell'intera filiera e garantire i consumatori da richieste esorbitanti di pagamenti a sorpresa.

mercoledì 18 aprile 2018

La nuova direttiva UE per i servizi di pagamento (PSD2)


Negli ultimi mesi, i prestatori dei servizi di pagamento (Banche; Banco Posta e Istituti di emissione di moneta elettronica), stanno aggiornando e modificando le condizioni contrattuali disciplinanti l'erogazione e fruizione di tali servizi, sottoscritte originariamente dai loro clienti. La proposta di modifica unilaterale delle condizioni contrattuali, che deve essere sottoposta all'approvazione del consumatore e da cui egli può svincolarsi risolvendo il contratto entro 60 giorni dalla ricezione, è all'origine dell'invio delle numerosissime missive da parte degli Istituti Bancari indirizzate ai propri clienti. L'introduzione delle necessarie modifiche contrattuali derivano dal recepimento, nel nostro ordinamento giuridico, della Direttiva UE 2015/2366 relativa ai servizi di pagamento (Payment Services Directive - PSD2), che abroga la precedente del 2007 (da qui il 2 nell'acronimo: è infatti la seconda direttiva in materia).
Il Decreto Legislativo 218 del 15 dicembre 2017, recependo la direttiva in parola, introduce alcune variazioni migliorative per il consumatore dei servizi di pagamento, e modifica il D.L.vo 11/2010 che è lo strumento legislativo di attuazione della prima direttiva in merito.
Innanzitutto si riduce la franchigia prevista a carico dei clienti (da 150 euro a 50) in caso di pagamenti non autorizzati effettuati con strumenti di pagamento smarriti o rubati o utilizzati indebitamente; se il pagamento è fatto con carta il cliente non sopporta alcuna perdita: non si applica la franchigia stabilita dai circuiti di pagamento internazionali. Rimane invece tutto a carico del cliente se le perdite derivanti da operazioni non autorizzate rivelino un comportamento fraudolento con dolo o colpa grave attuato dal consumatore dei servizi.
Si riducono i tempi di risposta ai reclami dei clienti aventi ad oggetto i servizi di pagamento: da 30 giorni solari a 15 giorni lavorativi bancari.
Infine il Regolamento Europeo 751/2015 sul limite alle commissioni interbancarie sulle operazioni di pagamento basate su carta, viene implementato nel D.L.vo 11/2010 con un titolo dedicato: il IV bis.
La nuova disciplina normativa è in vigore dal 13 gennaio 2018 ed entro il 12 marzo tutti gli istituti di pagamento devono adeguare i propri schemi contrattuali alle novità introdotte.

mercoledì 11 aprile 2018

Qual è il momento migliore per acquistare il biglietto aereo?


La pianificazione di un viaggio, per motivi di svago o di lavoro, costringe sempre il viaggiatore ad una prima fondamentale scelta strategica, guidata dall'indole stessa dell'attore o da altri fattori contingenti del momento, ovvero: acquistare il pacchetto viaggio completo? o assemblarlo personalmente? Adottare una filosofia off-line (schema classico: agenzia viaggi; acquisto pacchetto turistico e godimento della vacanza), ci risparmia dall'attività di ricerca e confronto che svolge invece il turista on-line, a cui potrebbero interessare alcuni consigli utili per risparmiare sul costo del viaggio nella fase di acquisto del biglietto aereo.
Il rapporto annuale sul trasporto aereo, giunto alla sua quarta edizione, elaborato e pubblicato a dicembre 2017 da ARC (Airline Reporting Corporation: società Americana di servizi per le compagnie Aeree e le Agenzie di viaggio) e Expedia Group (agenzia di viaggi on-line proprietaria del marchio Trivago), si basa sull'analisi di un'ingente mole di dati, relativa ai prezzi dei voli venduti dalle compagnie aeree mondiali per le diverse classi di destinazione: domestiche ed internazionali, raccolti tra il I settembre 2016 e il 31 agosto 2017.
Acquistare il biglietto aereo almeno 30 giorni prima della data di partenza, generalmente, garantisce un certo risparmio sul costo del volo e viaggiare in classe business (per i turisti) risulta più conveniente se l'acquisto e il viaggio sono svolti nel fine settimana: quando i viaggiatori d'affari scarseggiano.
Il rapporto fornisce alcune tabelle di sintesi in cui è possibile, in base al paese di origine, valutare in quale giorno della settimana risulti più conveniente prenotare il volo e quello in cui iniziare il viaggio. Esaminando il caso Italiano emerge che il giorno migliore per la prenotazione di un volo internazionale è la domenica (il peggiore il venerdì), mentre per iniziare il viaggio è consigliato scegliere il venerdì (risulterebbe invece svantaggioso partire il sabato). Nei voli domestici il maggior risparmio si otterrebbe prenotando la domenica e partendo il sabato, sconsigliati il venerdì e il mercoledì per la prenotazione e la partenza rispettivamente.
Infine il mese migliore per l'acquisto di un volo internazionale sarebbe marzo, i peggiori: dicembre e agosto. Per volare su destinazioni domestiche, il miglior prezzo si spunterebbe in dicembre e il peggiore in luglio.
In conclusione: si ottengono i maggiori risparmi sul prezzo d'acquisto del biglietto aereo se la prenotazione avviene almeno un mese (30 giorni) prima della partenza e di domenica, scegliendo il volo del venerdì (per destinazioni internazionali).